sentenze sulla responsabilità medica e malasanità

Le sentenze di responsabilità medica più rilevanti possono essere suddivise in tre categorie: quelle che danno maggiori informazioni circa la responsabilità della struttura sanitaria, in aggiunta rispetto a quella del singolo medico; quelle che meglio definiscono gli oneri probatori in capo al presunto danneggiato ed infine quelle che pongono l’accento sui doveri di diligenza del medico in tutto l’iter sanitario.

Il tema della responsabilità medica interessa molto non solo gli studiosi ma anche e soprattutto gli operatori del diritto, ossia i magistrati che si trovano a dirimere quotidianamente controversie di questo tipo. Oltre alle pronunce di primo grado sono molto importanti anche le sentenze e ordinanze della Corte di Cassazione in tema di responsabilità ed errore medico, perché permettono di avere delle direttive di massima per quanto riguarda alcuni peculiari aspetti delle questioni, utili non soltanto agli avvocati ma anche ai pazienti che ritengono di essere stati vittime di un errore medico o di un caso di malasanità.

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Sentenze in tema di malasanità: la responsabilità della struttura ospedaliera

Vale la pena soffermarsi anche su qualche sentenza per casi di responsabilità medica che fa luce sul rapporto tra la struttura ospedaliera e il singolo professionista sanitario.
Con l’ordinanza n. 16936/2021 la Cassazione ha disposto che in caso di ritardi della prestazione sanitaria, l’azienda ospedaliera dovrà dimostrare che questi ritardi non siano ad essa imputabili.

Con la sentenza n. 6243/2015, invece, gli Ermellini hanno chiarito che in caso di errore medico da parte del medico di base il danneggiato può rivalersi anche nei confronti della ASL territorialmente competente, poiché la stessa è investita di una responsabilità da posizione nei confronti del singolo medico curante. Il principio di diritto è stato enucleato dall’art 7 della legge Gelli.
Nel caso in cui la diagnosi operata dai medici del Pronto Soccorso si riveli errata e non tempestiva, il giudice può condannare la struttura anche discostandosi dalle motivazioni del consulente tecnico, fornendo però una motivazione valida.

Sul delicato tema delle infezioni causate da interventi o trattamenti sanitari, la Cassazione n. 18813/2021 ha precisato che è un preciso compito dell’ospedale quello di controllare la qualità e la purezza della sacche per emotrasfusione. La Corte ha così accolto il ricorso di un paziente che aveva contratto l’epatite C dopo essersi sottoposto a emotrasfusione presso un struttura ospedaliera. Il controllo delle sacche, infatti, fa parte dell’assistenza sanitaria che la struttura deve fornire ai pazienti.

Vale la pena, in ultimo, citare la sentenza n. 16767/2021 in materia di competenza per territorio: secondo i giudici, se la struttura sanitaria è convenzionata e dunque se la prestazione sanitaria viene resa in ambito pubblico non si applica il foro del consumatore previsto dal codice del consumo.

Sentenze in tema di malasanità e errore medico: gli oneri probatori in capo al presunto danneggiato

Vi sono numerose interessanti sentenze errore medico che trattano dell’onere della prova in tema di responsabilità del professionista e dello spazio che ha il paziente per poter, eventualmente, dimostrare la sussistenza di un danno.
Una recente pronuncia del 2021, la n. 12593, ha chiarito che il paziente che non ha preso visione del consenso informato, e dunque non lo ha sottoscritto, deve comunque dimostrare che se lo avesse visionato non avrebbe proceduto all’intervento. In altri termini, non basta la mancata sottoscrizione del consenso per condannare il medico.

Le maglie in cui poter inserire la responsabilità per errori medici si restringono ulteriormente con la pronuncia n. 24835/2021, con la quale la Suprema Corte ribadisce l’importanza delle linee guida, parametro che deve essere sempre valutato dal giudicante ai fini della sussistenza della responsabilità. Ciò significa che, in linea di massima, il professionista che abbia seguito pedissequamente le linee guida per un intervento o una qualsiasi procedura sanitaria difficilmente potrà incorrere in responsabilità.
Già l’anno scorso, un’altra sentenza per errori medici, la n. n. 32871/2020, aveva chiarito nel dettaglio l’iter valutativo che il giudicante deve seguire per valutare la sussistenza o meno di responsabilità:
prima di tutto il giudice deve verificare se l’operazione o la pratica medica in questione è regolata dalle linee guida o da particolari codici di condotta.
Successivamente è necessario individuare la presenza del nesso di causalità e la natura dell’eventuale colpa, se generica o specifica, se dovuta a imperizia, negligenza o imprudenza. infine, occorre valutare se e quanto la condotta colposa del medico si è allontanata dal pedissequo rispetto delle linee guida. Anche da questa sentenza per errore medico si comprende, dunque, quanto la valutazione del giudice circa il rispetto delle linee guida sia fondamentale e non deve essere fatta in maniera generica.

L’importanza del nesso causale viene confermata anche dalla pronuncia n. 26907/2020, con cui si ribadisce che tale nesso deve sempre essere dimostrato dal paziente come condizione per ßla sussistenza della responsabilità del medico. Per rendere meno gravoso l’onere probatorio, la Cassazione precisa che il presunto danneggiato può servirsi anche dello strumento delle presunzioni. Ovviamente il nesso di causalità non basta, perché dovrà essere dimostrato anche la condotta del medico e il danno subito, collegati tra loro proprio dal rapporto causale. Una volta soddisfatti questi requisiti, dovrà essere il medico a dimostrare di aver adempiuto al proprio dovere con la diligenza prevista dalla natura dell’incarico o, in caso di evento infausto, sarà suo onere provare l’evento imprevedibile, ossia la causa a lui non imputabile, da cui è derivato l’inadempimento.
In altri termini, le conseguenze dell’impossibilità di provare l’evento dannoso ricadono sul paziente mentre quelle relative alla prova della non imputabilità della causa sopravvenuta si riversano sul professionista.
Sulla stessa linea si colloca la pronuncia n. 15108/2021, con cui la Cassazione non ha riconosciuto la responsabilità del medico in un caso di danni post intervento subiti da un paziente il quale non era riuscito a dimostrare il nesso di causalità tra l’evento dannoso e la condotta del professionista. La Cassazione si è inoltre soffermata sul peculiare aspetto del reato omissivo improprio e il suo iter di accertamento: la responsabilità omissiva impropria necessita sia della prova dell’assenza di decorsi causali alternativi potenzialmente determinanti l’evento dannoso, sia della prova per cui l’evento non si sarebbe verificato se il medico avesse posto in essere la condotta omessa. Questo secondo giudizio deve essere orientato dalla cosiddetta probabilità logica, che a differenza della probabilità statistica si basa sulla valutazione del caso concreto e non si rifà unicamente a paradigmi teorici scientifici.

La sentenza n. 33230/2020 ha quindi concluso che il medico deve essere assolto nel caso in cui permanga ragionevole dubbio circa l’effettiva funzionalità della condotta e la sua idoneità al non verificarsi dell’evento dannoso. Ugualmente, si deve pervenire ad assoluzione nel caso in cui gli elementi probatori riguardanti l’idoneità della condotta omessa siano contraddittori o insufficienti.
Altra sentenza per caso di responsabilità medica molto importante è la n. 36431/2020, in tema di omessa diagnosi. In questo caso la Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità dello staff medio che non aveva diagnosticato in tempo una dissezione aortica acuta, patologia rilevabile ricorrendo ad alcuni esami diagnostici. Secondo i giudici, infatti, considerando la gravità della patologia, le tempistiche necessarie per sottoporre il paziente all’intervento e altre circostanze del caso concreto, una tempestiva diagnosi non avrebbe comunque potuto escludere con certezze l’evento morte, venendo dunque meno il nesso di causalità tra condotta ed evento.
Al di là del caso di specie, dunque, laddove vi sia una mancata diagnosi da parte del medico la responsabilità non può essere automatica ma, al contrario, necessita di una valutazione probabilistica circa la gravità della patologia non diagnosticata tempestivamente, l’eventuale margine di rischio dell’intervento necessario e altre circostanze specifiche.

La sentenza della Cassazione che ritorna sul problema del Consenso informato dichiarando che non è necessario per rimandare l’intervento; in pratica non è necessario se il medico decide di differire un intervento chirurgico perché non lo ritiene necessario. (SENTENZA 39084 del 2021)

Sentenze in tema di malasanità: come deve operare il professionista per ridurre al minimo le possibilità di incorrere in responsabilità

Altre interessanti sentenze malasanità puntualizzano meglio come deve operare il medico per limitare al massimo il rischio di incorrere in responsabilità.
La sentenza per responsabilità medica n. 12968/2021 si sofferma sul concetto di errore diagnostico: a detta della Corte tale errore si configura laddove il medico non agisca con la diligenza e perizia richiesta dalla professione, e dunque non ponga in essere tutti gli accertamenti necessari per avere una diagnosi più chiara possibile, il tutto secondo la logica della massima prudenza. L’ter diagnostico è, infatti, assieme alla scelta della terapia e della cura, una delle fasi sicuramente più delicate che lega medico e paziente e deve essere dunque affrontato con la massima puntualità possibile.
Sulla stessa lunghezza d’onda si rivela la sentenza n. 32871/2020 che si concentra soprattutto sul decorso post operatorio di un paziente e sul dovere da parte del medico di porre l’attenzione su qualunque sintomo post operatorio che possa essere rivelatore di una complicanza; il medico, infatti, non può limitare il suo dovere assistenziale al mero intervento ma deve assistere il paziente anche in tutto ciò che riguarda il pre e il post operazione, momenti cruciali per la buona riuscita dell’intervento stesso. Ne consegue che, in caso di decorso post operatorio anomalo, il professionista sanitario è tenuto ad intervenire.

Molto interessante anche la pronuncia n. 34983 del 9 dicembre 2020, che affronta il problema dell’intervento chirurgico inutile o posto in essere senza il consenso del paziente: se, a seguito di tali eventualità, si verifica il decesso del paziente il professionista sanitario è imputabile di omicidio preterintenzionale. Affinché si possa configurare una tale figura di reato è necessario che il medico abbia consapevolmente sottoposto il paziente a una o più operazioni del tutto inutili e senza alcuna finalità curativa e indicazione terapeutica. Il principio di diritto è stato enucleato da un caso pratico che vedeva protagonista un medico che aveva sottoposto alcuni pazienti a interventi rischiosi senza il loro consenso e senza uno scopo preciso.

Secondo la Cassazione con la sentenza n. 4587 / 2022 che si è espressa recentemente sulla non responsabilità del medico di base nel diagnosticare una malattia difficile; infatti nel caso di malattie difficilmente comprensibili e diagnosticabili con la sua non specifica competenza del medico curante sarebbe complicato capire a fondo la situazione.Si esclude quindi la sua responsabilità nel caso preso in essere della Cassazione; ciò non toglie che ogni caso sia a se quindi necessita di una valutazione medico legale approfondita.

Sentenza di Cassazione n. 45602 nel 2021, è responsabile il medico del pronto soccorso che superficialmente omette di svolgere esami strumentali che avrebbero fatto capire la corretta problematica del paziente evitandone la morte per malasanità.

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SENTENZE 2022

La Cassazione (con sentenza dell’ 8 febbraio 2022 4323) si pronuncia sull’errore nella trasfusione di sangue infetto e sulla negligenza medica.
Infatti ritiene ci sia stato un nesso di causalità tra l’ errore del medico nella trasfusione di sangue di gruppo incompatibile e la morte del paziente; violando le norme di procedura per la trasfusione il dottore non aveva partecipato alla fase importante delle connessione della sacca all’ago messo al paziente poi deceduto.
In malasanità la colpa lieve del medico va valutata in base alla difficoltà dell’intervento. Secondo la Cassazione la colpa è proporzionale e in base alla difficoltà dell’intervento. Diversamente al dottore sarà contestata una colpa grave se l’intervento non sia stato complicato ed abbia portato a un danno al paziente. Cassazione sentenza 4905 2022
La prescrizione nella responsabilità medica del danno jure proprio visti dalla corte di Cassazione (Cassazione 26 luglio 2021 21404)
La vicenda: i genitori di una bimba morta nel 2001 pochi mesi dopo il parto hanno fatto causa per capire la responsabilità sanitaria di una non adeguata assistenza
A livello di risarcimento qui si parla di danno sia jure proprio dato dalla perdita del rapporto parentale, sia jure hereditatis rigettata invece in prima battuta per prescrizione di 5 anni.
La Cassazione si pronuncia dicendo che il danno jure proprio (extracontrattuale) può arrivare a 10 anni se vi è stato un reato di omicidio colposo.

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