Responsabilità del medico per intervento chirurgico rischioso

Responsabilità civile del medico per intervento chirurgico rischioso

La responsabilità civile del medico per un intervento rischioso e dannoso si configura quando l’operato sanitario causa al paziente un danno evitabile, a causa di errori diagnostici, terapeutici o di esecuzione.

Un intervento chirurgico, specialmente se rischioso, deve essere giustificato da una rigorosa valutazione dei benefici e dei rischi, tenendo conto delle condizioni specifiche del paziente e delle linee guida cliniche. Nel caso di esiti negativi permanenti, il paziente può richiedere un risarcimento per danni biologici, morali e patrimoniali sempre che sia dimostrato da perizia medico legale di parte o dalla CTU del tribunale.

Analizziamo il caso che ha ispirato questa analisi:
Un paziente, a causa di dolori persistenti alla schiena si sottopone a una risonanza magnetica e consulta un medico il quale diagnostica una lombosciatalgia senza coinvolgimenti neurologici, escludendo la necessità di un intervento chirurgico.
Nonostante ciò, i dolori continuano, portando il paziente a chiedere un secondo parere a un altro specialista. Quest’ultimo diagnostica un’ernia discale bilaterale e consiglia un’operazione chirurgica.
Il paziente, seguendo questa indicazione, si ricovera in una clinica accreditata presso il servizio sanitario nazionale, dove il dottore lo informa oralmente sulla natura dell’intervento e sulla remota possibilità di danni permanenti al sistema nervoso.
L’operazione viene eseguita ma nei giorni successivi il paziente inizia a manifestare difficoltà nella minzione e nella deambulazione, evolvendo poi in una paresi degli arti inferiori. Questa condizione viene confermata da successivi ricoveri.
A seguito dell’intervento, il paziente subisce un’invalidità totale del 100%, accompagnato da una sindrome depressiva vista la situazione creatasi.
Il paziente avvia un’azione legale contro la clinica ei medici coinvolti richiedendo un risarcimento per i danni subiti.
In appello, il giudice riforma la sentenza di primo grado, respingendo la richiesta del paziente. Si ritiene assente il nesso di causalità tra la condotta dei medici e il danno verificatosi.

Sentenza della Corte di Cassazione:

Il paziente impugna la sentenza d’appello presso la Corte di Cassazione, evidenziando un errore nella valutazione del nesso causale. Con la recente sentenza n. 25825 del 27 settembre 2024, la terza sezione civile accoglie il ricorso, annulla la sentenza d’appello e rinvia il caso a un nuovo giudice di secondo grado per un’analisi più approfondita
Secondo la Cassazione, il giudice d’appello ha escluso ingiustamente la rilevanza causale della scelta di effettuare l’intervento chirurgico, concentrandosi solo sull’inefficacia del trattamento conservativo rispetto alla guarigione.
Il ragionamento errato risiede nel fatto che l’efficacia causale della scelta di intervento doveva essere valutata in relazione al danno permanente subito, non all’assenza di guarigione. Un trattamento conservativo avrebbe evitato il danno concreto, ovvero l’invalidità permanente.

RECAPITI TELEFONICI SEGRETERIA

CENTRALE PER LE 40 SEDI IN ITALIA:

 Milano: 0287159422  /  Roma: 0692935338

       OPPURE CELLULARE : 3421754085 

da LUNEDI’ a VENERDI’ dalle ore 9.00 alle 19.00

ORARIO CONTINUATO

SABATO APERTI:  10:00 – 12:45


Prima Consulenza Legale Gratuita 

Avvocati Pagati a Risultato


Come possiamo aiutarla?