perdita di chance di sopravvivenza in seguito a errore medico e malasanità

Errore medico e perdita di chance per errore medico o malasanità:

Che cos’è la perdita di chance dovuta ad errore medico?

Nel campo della malasanità, la perdita di chance si verifica quando un errore medico priva il paziente di una concreta possibilità di:

guarigione, sopravvivenza e miglioramento delle proprie condizioni.

Non si tratta quindi di un danno certo e diretto (come la morte o un peggioramento), ma di una possibilità concreta che è stata negata a causa della negligenza medica.
Riassumendo il danno da perdita di chance si verifica quando l’errore di un medico priva quindi il paziente della possibilità concreta – anche solo probabilistica – di ottenere un risultato migliore, come una guarigione, un intervento tempestivo o un aumento delle possibilità di sopravvivenza. Non serve dimostrare che l’esito positivo sarebbe stato certo, ma che quella possibilità era seria e apprezzabile. Se il comportamento sanitario negligente riduce o annulla tale opportunità, il paziente o i familiari possono chiedere un risarcimento commisurato al valore della chance perduta, valutato attraverso perizie medico legali.


perdita di chance di sopravvivenza in seguito a errore medico e malasanità


Il Tribunale di Fermo chiarisce un punto fondamentale.

Sentenza n. 146/2025 – Tribunale di Fermo | Data: 18 marzo 2025

Con la recente sentenza n. 146 del 18 marzo 2025, il Tribunale di Fermo ha stabilito un principio molto importante in tema di responsabilità medica: il danno da perdita di chance deve essere oggetto di una domanda espressa e specifica da parte del paziente o dei suoi eredi. In parole semplici, non è sufficiente denunciare un errore medico generico per ottenere un risarcimento anche per la perdita di una possibilità di guarigione o sopravvivenza (la cosiddetta “chance”): bisogna chiedere questo tipo di danno in modo esplicito, nella causa.

Cosa dice la sentenza?

Il giudice ha precisato che:

“Il danno da perdita di chance non può essere liquidato d’ufficio: deve essere espressamente richiesto dalla parte che agisce in giudizio.”

In pratica, se nella causa non si formula una domanda specifica di risarcimento per perdita di chance, il giudice non può riconoscere e liquidare quel tipo di danno, anche se ritiene che sussistano le condizioni.


Cosa significa per i pazienti?

Questa pronuncia è particolarmente rilevante per chi intende far valere i propri diritti in caso di errore medico:

1 È fondamentale rivolgersi a legali esperti in responsabilità sanitaria;

2 Le richieste devono essere formulate in modo completo e tecnico già nel primo atto della causa;

3 La perdita di chance è un danno risarcibile, ma va dimostrato e domandato correttamente.


Il parere di Risarcimento Salute

Questa sentenza conferma l’importanza di affidarsi avvocati esperti in malasanità che conoscono a fondo il diritto sanitario. Nel nostro lavoro quotidiano, valutiamo ogni aspetto del danno subito dal paziente, inclusa la perdita di chance, e formuliamo tutte le richieste risarcitorie in modo preciso e puntuale, per non perdere nessun diritto.


La distinzione tra danno da perdita di chance e danno da perdita anticipata della vita è fondamentale nel diritto della responsabilità medica:

La perdita di chance si verifica quando un errore sanitario non determina con certezza il decesso del paziente, ma gli sottrae una concreta possibilità di sopravvivenza o di miglioramento delle condizioni di salute. Questo tipo di danno nasce mentre il paziente è ancora in vita e, proprio per questo, può essere trasmesso agli eredi come diritto risarcitorio.

Diversa è l’ipotesi della perdita anticipata della vita, il quale ricorre quando risulta più probabile che non che l’errore medico abbia causato direttamente la morte. In tale situazione il risarcimento non riguarda il paziente deceduto, ma spetta ai familiari come diritto autonomo per la riduzione del tempo di vita condiviso con il proprio congiunto.


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Che differenza c’è tra perdita di chance e morte anticipata?

La perdita di chance si verifica quando l’errore medico priva il paziente di una possibilità concreta di guarigione o sopravvivenza, ma non è certo che una condotta corretta avrebbe evitato il danno. La morte anticipata ricorre invece quando viene accertato che il paziente avrebbe certamente o molto probabilmente vissuto più a lungo senza l’errore sanitario.

Un ritardo diagnostico è risarcibile anche se il paziente non poteva guarire?

Sì. Anche quando la malattia era incurabile, il ritardo può essere risarcibile se ha abbreviato la durata della vita, impedito cure palliative tempestive o peggiorato in modo evitabile la qualità della sopravvivenza.

Bastano pochi mesi di vita perduti per chiedere il risarcimento?

Sì. La Cassazione n. 19701/2026 ha chiarito che anche un periodo limitato di vita sottratto può costituire un danno da morte anticipata.

Chi può chiedere il risarcimento dopo il decesso del paziente?

Il risarcimento può essere richiesto dai familiari che abbiano subito un danno diretto dalla perdita del congiunto. Possono agire, a seconda del caso, coniuge, figli, genitori, fratelli, sorelle o altri soggetti legati da un rapporto affettivo stabile.

Cosa significa danno iure proprio?

È il danno subito direttamente dai familiari, ad esempio per la perdita del rapporto parentale, il dolore provocato dal decesso o le conseguenze economiche derivanti dalla morte.

La patologia grave esclude la responsabilità medica?

No. Il fatto che il paziente fosse già gravemente malato non autorizza a considerare irrilevante un errore che abbia ridotto ulteriormente l’aspettativa di vita.

Quali documenti bisogna raccogliere?

Sono utili la cartella clinica completa, i referti diagnostici, le immagini radiologiche, gli esami precedenti, le lettere di dimissione, i certificati del medico curante e ogni documento che consenta di ricostruire i tempi della diagnosi.


23 maggio 2026: Infarto non diagnosticato al pronto soccorso: risarcimento per la famiglia della vittima.
Un errore nella diagnosi di un infarto può avere conseguenze tragiche e aprire la strada a richieste di risarcimento per malasanità. Un caso recentemente definito dal Tribunale di Latina ha riconosciuto un risarcimento di 550.000 euro ai familiari di un uomo deceduto a seguito di un infarto non individuato tempestivamente dai sanitari. Il paziente si era rivolto al pronto soccorso lamentando forti dolori al torace e al braccio, sintomi tipici di una patologia cardiaca in corso, ma era stato dimesso senza adeguati approfondimenti diagnostici.
Solo nelle ore successive, a seguito del peggioramento delle condizioni, il medico di famiglia aveva eseguito un elettrocardiogramma che aveva evidenziato un infarto del miocardio. Nonostante l’intervento urgente, il paziente è deceduto durante il trasporto verso l’ospedale.

I giudici hanno riconosciuto alla moglie e ai figli un risarcimento basato sulla perdita di chance di sopravvivenza, principio che tutela i casi in cui un ritardo diagnostico o terapeutico abbia compromesso concrete possibilità di cura e salvezza del paziente.(Fonte : Latina Today)


Perdita di chance terapeutica: confermata la tutela del paziente:

La giurisprudenza continua a consolidare il principio della risarcibilità della perdita di chance di sopravvivenza o di guarigione.

In particolare, il Tribunale di Monza (sentenza n. 749/2025, oggetto di recente commento) ha riconosciuto il diritto al risarcimento in un caso caratterizzato da ritardi nella lettura di esami diagnostici e omissioni terapeutiche. Pur non essendo possibile dimostrare con assoluta certezza che la paziente sarebbe sopravvissuta, il giudice ha ritenuto risarcibile la perdita di una concreta possibilità di sopravvivenza.

a) Non è sempre necessario dimostrare che l’errore medico abbia causato direttamente il decesso.

b) È sufficiente provare che la condotta sanitaria abbia ridotto in modo significativo le probabilità di cura o sopravvivenza.

c) Cresce il ruolo delle consulenze tecniche d’ufficio (CTU) nella ricostruzione del nesso causale.

Fonte: Norton Rose Fulbright – commento alla sentenza del Tribunale di Monza n. 749/2025.


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