MANCANZA CONSENSO INFORMATO

MANCANZA CONSENSO INFORMATO, COSA FARE ?

Per avere un consenso informato valido vi  devono essere le seguenti condizioni fondamentali:
1. Informazioni chiare e complete: un paziente deve ricevere informazioni complete e comprensibili sul trattamento proposto che evidenzino i possibili rischi / benefici oppure  le alternative.
2. Comprensione: Il paziente deve essere in grado di capire le informazioni fornite dai sanitari e le conseguenze delle decisioni che verranno prese.
3. Decisione volontaria: Il paziente dovrà essere libero di accettare o rifiutare il trattamento proposto senza pressioni nella massima tranquillità. 

4. Capacità: Il paziente deve essere in grado di avere capacità mentale e competenze necessarie per prendere decisioni. Se non è in grado di prendere decisioni autonomamente il consenso informato potrà essere dato da un tutore legale o da un rappresentante autorizzato.


DOMANDE E RISPOSTE UTILI SUL CONSENSO INFORMATO E SU COME FARE: 

Se il medico esegue un intervento più invasivo del previsto, il consenso è valido?
Non necessariamente. Se il trattamento è diverso o più esteso rispetto a quello illustrato al paziente, il consenso potrebbe non essere sufficiente.

Chi deve dimostrare che il paziente avrebbe accettato comunque l’intervento?
Secondo la Cassazione, l’onere della prova ricade sulla struttura sanitaria e non sul paziente.

Il modulo di consenso firmato basta per evitare responsabilità?
No. Il modulo rappresenta solo una prova documentale. Occorre dimostrare che il paziente abbia ricevuto informazioni chiare, complete e comprensibili.

Posso ottenere un risarcimento anche se l’intervento è stato tecnicamente corretto?
Sì. La lesione del diritto all’autodeterminazione può costituire un danno autonomo rispetto all’errore tecnico.

Quali documenti sono utili in questi casi?
Cartella clinica, modulo di consenso informato, verbale operatorio, referti, lettere di dimissione e ogni documento relativo al percorso di cura.


La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 13660 dell’11 maggio 2026, ha ribadito che il consenso informato rappresenta un diritto fondamentale del paziente e non può essere considerato un semplice adempimento burocratico. La sola firma apposta su un modulo prestampato non è sufficiente a dimostrare che il paziente abbia espresso una scelta realmente libera e consapevole. Il medico e la struttura sanitaria hanno l’obbligo di fornire informazioni chiare, complete e personalizzate sulle caratteristiche dell’intervento, sui rischi prevedibili, sulle possibili complicanze, sulle alternative terapeutiche e sulle conseguenze di un eventuale rifiuto delle cure. Se tali obblighi non vengono rispettati, il paziente può ottenere il risarcimento del danno per la lesione del proprio diritto all’autodeterminazione, anche quando il trattamento sanitario sia stato eseguito correttamente dal punto di vista tecnico. Questa decisione conferma l’importanza del consenso informato nelle cause di malasanità e rafforza il principio secondo cui spetta alla struttura sanitaria dimostrare di aver informato adeguatamente il paziente prima di qualsiasi trattamento medico o chirurgico.
Fonte: Corte di Cassazione Civile, ordinanza n. 13660 dell’11 maggio 2026


La Corte di Cassazione ha ribadito che la struttura sanitaria può essere ritenuta responsabile quando il consenso del paziente non è realmente informato. Con le ordinanze n. 316 del 7 gennaio 2026 e n. 2968 del 10 febbraio 2026, i giudici hanno sottolineato che il medico ha il dovere di spiegare in modo chiaro l’intervento proposto, i possibili rischi, gli effetti collaterali e le eventuali alternative terapeutiche. Solo una comunicazione completa permette al paziente di prendere una decisione libera e consapevole sul proprio trattamento sanitario. Quando queste informazioni non vengono fornite in modo adeguato, si può configurare una violazione del diritto all’autodeterminazione e, di conseguenza, una responsabilità sanitaria con possibile richiesta di risarcimento del danno.


Violazione del Consenso Informato: quando scatta il risarcimento.

Il principio del consenso informato è stato regolato in modo sistematico dalla Legge 219 del 2017, la quale prevede che nessuna procedura sanitaria possa essere avviata o proseguita senza l’autorizzazione consapevole e volontaria del paziente. In altre parole, ogni persona ha il diritto di decidere liberamente se accettare o rifiutare un trattamento, dopo essere stata messa a conoscenza in modo chiaro e completo di tutti i rischi, benefici e alternative disponibili. Quando il consenso informato non viene acquisito correttamente, si configura una violazione giuridicamente rilevante, che può portare a una richiesta di risarcimento danni. Tuttavia, per ottenere un indennizzo, non è sufficiente dimostrare che il medico ha omesso di informare ma il paziente deve anche provare che, se fosse stato correttamente informato, avrebbe scelto di non sottoporsi all’intervento o al trattamento. Questo significa che il danno da mancato consenso non si basa solo sull’inadempimento formale, ma sull’effettiva lesione del diritto all’autodeterminazione. La valutazione dei giudici, quindi, si concentra su due aspetti fondamentali: la completezza dell’informazione fornita e la decisione ipotetica che il paziente avrebbe preso se avesse ricevuto tutte le informazioni necessarie.


Come deve essere fatto e cosa deve sapere il paziente riguardo la mancanza o l’incompletezza di un consenso informato?

Non è possibile affidarsi completamente alle scelte terapeutiche dei medici se prima non si è parlato con i dottori dei vantaggi e degli svantaggi che potrebbe comportare l’operazione da svolgere o i trattamenti sanitari per poi decidere liberamente se effettuarli oppure rifiutarli.
La Costituzione sancisce un diritto di conoscere e soprattutto che nessun paziente possa essere obbligato ad un trattamento senza che sia stato adeguatamente informato e fornito un consenso alla cura. Lo stesso codice deontologico obbliga i medici al dovere di informare il paziente dei vari pericoli a cui potrebbe andare incontro nella cura o nel trattamento.
Il tutto affinché vi sia un buon esito della terapia ed una buona relazione tra medico e paziente di fiducia in sintonia.

Il paziente ha il diritto di accettare o di rifiutare la cura o l’intervento proposto dalla struttura sanitaria.
Prima di ogni intervento viene dato ai pazienti un modulo di consenso informato in cui si daranno informazioni dei rischi eventuali a cui andranno incontro; questo modulo dovrà essere ben scritto, chiaro e completo di tutte le informazioni. Molti pazienti però lamentano imprecisioni è poca facilita comprensiva di questo modulo da firmare. Inoltre è bene che ci sia prima un colloquio informativo tra medico e paziente che a volte non avviene in modo chiaro in Italia.
È fondamentale che il medico avvisi di tutti i rischi a cui andrà incontro facendo un determinato trattamento o una determinata operazione terapeutica che il paziente altrimenti non avrebbe fatto se consapevole dei grossi rischi a cui andava incontro. Danno mancanza consenso informato a cui vanno incontro i pazienti.

Attenzione, perché pur avendo firmato il consenso informato e fatto un precedente colloquio con il dottore riguardo il tipo di intervento da svolgere non vuol dire che sia tollerabile un errore o malasanità  durante l’operazione in quanto il dottore dovrà comunque rispondere di negligenza ed imperizia nonostante il paziente abbia firmato il consenso informato.
Questa è una delle domande che più spesso gli utenti ci chiedono non capendo che nonostante abbiano firmato un consenso informato hanno comunque diritto ad un risarcimento in caso di errata operazione od intervento non eseguito correttamente che abbia portato ad un ulteriore danno oppure alla morte della persona o parente.
Gli utenti inoltre ritengono spesso di non aver avuto esaustive spiegazioni dal medico,forse perché complesse o forse perché poco pratici della materia ed escono dal colloquio senza esattamente avere capito le spiegazioni dettagliate della procedura e le modalità terapeutiche consigliate in base alla loro malattia.
E’ fondamentale che il paziente sia costantemente aggiornato sulla sua situazione clinica in modo dinamico e sulle eventuali procedure che si sviluppano durante il suo iter curativo.
Quindi per consenso informato si intende proprio l’accettazione da parte del paziente che verrà operato a eseguire un percorso terapeutico; è una scelta che dovrà fare il paziente sui trattamenti prospettati il tutto è garantito dalla costituzione italiana ed un errore medico non implicherebbe comunque la possibilità di chiedere i danni per consenso informato incompleto o con mancanze di informazioni gravi (tale caso rientra nel risarcimento per malasanità per mancanza di consenso informato)
Sì però l’ informazione non è corretta e precisa l’utente potrà disporre e tutelarsi legalmente per ottenere un risarcimento del danno a cui è andato incontro senza aver avuto un precedente colloquio e una precedente spiegazione dettagliata nel consenso informato. Infatti se avesse avuto spiegazione dettagliata dei grossi rischi avrebbe usufruito del suo diritto a NON sottoporsi ad intervento sanitario.


SENTENZE SUL CONSENSO INFORMATO:

Violazione del consenso informato: il paziente ha diritto al risarcimento anche se l’intervento è riuscito. Con la sentenza n. 218 del 10 marzo 2025, il Tribunale di Rimini ha riaffermato un principio fondamentale nel diritto sanitario: l’omissione del consenso informato genera responsabilità risarcitoria anche in assenza di errori tecnici nell’intervento medico. Nel caso esaminato, il trattamento chirurgico era stato eseguito correttamente e con esito clinico favorevole. Tuttavia, il giudice ha riconosciuto che il paziente non era stato adeguatamente informato dei rischi, delle alternative terapeutiche e delle conseguenze dell’intervento, privandolo così del diritto di scegliere consapevolmente. Secondo il Tribunale, il danno non risiede nell’esito sanitario, ma nella lesione dell’autodeterminazione: ogni persona ha diritto a decidere liberamente del proprio corpo e della propria salute, solo dopo aver ricevuto una chiara e completa informazione medica. Questa pronuncia si inserisce in un filone giurisprudenziale ormai consolidato, secondo cui il consenso informato non è un atto burocratico, ma una garanzia costituzionale. Anche un atto medico tecnicamente corretto può diventare illegittimo se realizzato senza il consenso consapevole del paziente.


Consenso informato e intervento più invasivo: spetta alla struttura sanitaria dimostrare cosa avrebbe scelto il paziente:
Una recente decisione della Corte di Cassazione rafforza la tutela del paziente nei casi in cui, durante un intervento chirurgico, venga eseguita una procedura più invasiva rispetto a quella inizialmente prospettata. Con l’ordinanza n. 11608 del 28 aprile 2026, la Terza Sezione civile ha esaminato il caso di una donna sottoposta a un intervento programmato sull’aorta, poi trasformato in una procedura chirurgica più complessa. La paziente è successivamente deceduta e il marito ha contestato anche la violazione del diritto al consenso informato.
La Cassazione ha chiarito un principio molto importante: quando il trattamento effettivamente eseguito è più invasivo di quello per cui era stato acquisito il consenso, non può essere il paziente a dover dimostrare che avrebbe rifiutato l’intervento più grave se fosse stato correttamente informato. L’onere probatorio può invece ricadere sulla struttura sanitaria, che deve dimostrare che il paziente, anche se adeguatamente informato sulle caratteristiche e sui maggiori rischi della procedura, avrebbe comunque prestato il proprio consenso.
La decisione è particolarmente rilevante nelle cause di responsabilità medica, perché separa il danno alla salute dalla violazione del diritto all’autodeterminazione. Un intervento può infatti essere tecnicamente corretto, ma ciò non significa automaticamente che sia stato rispettato il diritto del paziente a conoscere in anticipo natura, rischi, alternative e reale invasività della procedura. Il consenso informato deve riguardare concretamente il trattamento che verrà effettuato, non può ridursi alla semplice firma di un modulo generico.
RIASSUMENDO: nei casi in cui il medico esegua una procedura sostanzialmente diversa o più invasiva rispetto a quella prospettata, la mancata informazione può diventare un autonomo elemento della richiesta di risarcimento per responsabilità sanitaria. Per il paziente e i familiari diventa quindi importante verificare non soltanto se l’intervento sia stato eseguito correttamente, ma anche quale procedura fosse stata effettivamente illustrata e autorizzata prima dell’operazione.
(Fonte: Corte di Cassazione, Sezione III Civile, ordinanza n. 11608 del 28 aprile 2026)

Si ha responsabilità del medico per una violazione del consenso informato quando vi è la situazione in cui il paziente se adeguatamente informato non si sarebbe sottoposto all’intervento sanitario; è una violazione del diritto all’autodeterminazione e l’onere della prova spetta al paziente leso. Il consenso informato implica che il paziente abbia la capacità di comprendere le informazioni fornite e di prendere decisioni autonome. (Sentenza Tribunale di Ancona il 3-1-2024)

La Corte di Cassazione civile con Ordinanza 30032 di ottobre 2023 ha ribadito, sul tema del consenso informato, che il risarcimento del danno risulta collegato al consenso presunto, cioè al consenso in cui il paziente avrebbe comunque proceduto. Infatti se si ha un consenso presunto senza danno da errore medico non vi è risarcimento.
Diversamente avendo il consenso presunto ed un danno alla persona anche se l’intervento era stato eseguito correttamente, il paziente dovrà provare che la non adeguata informazione ricevuta ha portato ad un danno alla sua persona.

Nel 2023 sentenza sul consenso informato della Corte di Cassazione civile 1936 del 2023 in cui sostiene sia fondamentale accertare il nesso causale tra l’omessa informazione al paziente e il danno causato successivamente. Infatti se dopo un intervento medico ospedaliero il paziente accusa un errore e conseguenze quali un danno a vita permanente o temporaneo la struttura dovrà risponderne se ha omesso una corretta informazione.

Nel 2021 una importante sentenza della Cassazione che ritorna sul problema del Consenso informato dichiarando che non è necessario per rimandare l’intervento. (Sentenza: 39084 del 2021)

Il medico deve aver acquisito il consenso informato del paziente spiegando nei dettagli il trattamento sanitario al fine di dare tutela alla persona stessa che incarna il paziente. Il fine sono la tutela del diritto all’autodeterminazione e il diritto alla salute del paziente, entrambi previsti dalla Costituzione italiana con gli articoli 2 e 32.


RESPONSABILITÀ MEDICA: COME SI RISARCISCE IL MANCATO CONSENSO ?
Le nuove tabelle di Milano stabiliscono come dare un risarcimento per un danno da mancato o carente consenso informato del paziente:
a- Per il danno all’autodeterminazione di lieve entità è previsto un risarcimento che va da 1.000 a 4.000 euro.
b- Per il danno all’autodeterminazione di media entità è previsto un risarcimento che va da 4.001 a 9.000 euro.
c- Per il danno all’autodeterminazione di grave entità è previsto un risarcimento che va da 9.001 a 20.000 euro.
d- Per il danno all’autodeterminazione di eccezionale entità è previsto un risarcimento superiore a 20.000 euro.


Concludendo: Il consenso sarà valido solo se il paziente avrà una informazione dettagliata, comprensibile e completa da parte del medico e della struttura sanitaria.

Tutti i trattamenti sanitari devono essere preceduti dal consenso informato del paziente, il quale deve essere ottenuto dopo che il paziente ha ricevuto tutte le informazioni necessarie per comprendere perfettamente la natura del trattamento, i rischi, i benefici e le alternative. Senza questo consenso, qualsiasi trattamento potrebbe essere considerato una violazione dei diritti del malato.


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