Malasanità in pronto soccorso

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La malasanità in pronto soccorso in Italia, purtroppo, rappresenta un accadimento che comporta delle situazioni tutt’altro che semplici da fronteggiare.
Vediamo alcuni casi di errore medico al pronto soccorso che mettono in risalto questa problematica dovuti a mancanza di personale medico in situazione di emergenza, errori nella scelta del triage, errori nell’organizzazione del pronto soccorso stesso o nella somministrazione dei primi farmaci.

Il caso di Lorenza a Lipari

Uno dei casi maggiormente recenti di malasanità nel pronto soccorso è quello di Lorenza, una giovane ragazza che, per tre giorni di seguito, si è recata presso il pronto soccorso di Lipari per sottoporsi a una visita dopo aver riscontrato diverse fitte allo stomaco.
In tre occasioni la ragazza sarebbe stata rimandata a casa e durante l’ultima occasione, avvenuta durante gli ultimi giorni del mese di agosto, l’errore in fase di triage sarebbe stato fatale alla giovane.
L’infermiera che avrebbe effettuato una diagnosi preventiva delle condizioni di salute della giovane Lorenza avrebbe sostenuto con il malessere della ragazza non era così grave da richiedere un controllo approfondito ma, al contrario, alla paziente sarebbe stato consigliato di recarsi presso la guardia medica e farti prescrivere qualche medicinale per placcare i dolori.
Purtroppo per lei, il rientro a casa non è stato dei migliori, in quanto la condizione clinica è peggiorata notevolmente comportando il decesso della paziente.
Per tre giorni gli amici e i parenti della vittima hanno protestato vivacemente a Lipari, bloccando la struttura ospedaliera nella quale la ragazza darebbe stata respinta.

Il caso di una paziente in coma di Lecce

Un caso di mancata o errata diagnosi al pronto soccorso è quella del caso della paziente di Lecce che, per due volte, sarebbe stata mandata a casa dopo una diagnosi poco accurata malgrado la situazione generale fosse evidente e avrebbe messo in mostra uno stato di salute tutt’altro che ottimale. Infatti nel corso dei primi giorni di settembre 2020 si sarebbe recata per ben due volte in ospedale.
Nel primo caso la donna avrebbe palesato i sintomi di una classica influenza, secondo quanto diagnosticato dai medici: il mal di testa incessante e i conati di vomito, così come i forti dolori allo stomaco sentiti dalla donna, non avrebbero fatto scattare la preoccupazione dei medici, che dopo la somministrazione di qualche farmaco avrebbero rimandato a casa la paziente.
Dopo sole 24 ore, la donna sarebbe tornata presso la struttura del pronto soccorso con dei sintomi maggiormente gravi e in particolar modo la donna non riusciva a roteare gli occhi e il mal di testa incessante le impediva di compiere anche la più basilare delle azioni.
Ma anche in questo caso la paziente sarebbe stata medicata e rimandata presso la sua abitazione.
Il terzo giorno la condizione di salute della donna è peggiorata notevolmente, visto che la stessa è stata trasportata d’urgenza presso il pronto soccorso dove sarebbe giunta in uno stato comatoso.
Il danno medico pronto soccorso, dovuto da un’ischemia cerebrale non riconosciuta, ha indignato i parenti che ora richiedono a gran voce un risarcimento per malasanità pronto soccorso visti i danni che la donna ha subito a causa della patologia non curata prontamente.

Il caso della donna incita di Cosenza

Il terzo caso di malasanità ospedaliera italiana che analizziamo è quello di una paziente incinta che ha perso la vita ad agosto 2020.
Il calvario della giovane donna è iniziato circa 3 giorni prima, quando alcune fitte addominali e problematiche allo stomaco avevano convinto il marito ad accompagnare la consorte presso l’ospedale Annunziata.
Anche in questo caso la situazione la mancata o errata diagnosi al pronto soccorso hanno creato una situazione abbastanza complicata: i medici che hanno effettuato la diagnosi, infatti, non hanno ritenuto abbastanza gravi i sintomi riscontrati dalla donna, la quale è stata rimandata a casa.
La condizione della donna, però, è peggiorata 24 ore dopo, quando il marito ha deciso di tornare presso la struttura ospedaliera vedendo i sintomi della donna peggiorati notevolmente.
I medici, in questo caso, hanno subito prescritto il ricovero d’urgenza della paziente, ma la diagnosi precedentemente errata ha avuto un impatto devastante sulla condizione di salute della donna che, 48 ore dopo, ha perso la vita presso la medesima struttura ospedaliera.
La procura ha deciso di avviare le indagini spinta dalla richiesta del marito, che oltre ad aver perso la moglie ha perduto anche il figlio che la stessa portava in grembo da circa due mesi.


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Il caso dell’anziano 17 ore al pronto soccorso per una frattura al polso

Infine un altro caso di malasanità ospedaliera, non con conseguenze fatali come gli altri, è avvenuto a Ferrara e ha visto protagonista un uomo di 95 anni vittima di una rovinosa caduta.
L’uomo, scivolato nella sua abitazione, è stato accompagnato dalla nipote presso la struttura ospedaliera della città, dove il paziente è stato lasciato in sala d’attesa completamente solo a causa delle restrizioni imposte dal Covid.
La nipote ha raccontato alla stampa di aver dovuto attendere diverse ore prima di ottenere delle risposte sulla condizione del nonno, sottolineando un certo livello di maleducazione e poca disponibilità da parte degli inservienti presenti presso la struttura ospedaliera.
L’uomo, nel frattempo, non venne visitato immediatamente e ciò ha comportato un incremento della dimensione del polso fratturato:: le uniche medicazioni che sono state effettuate all’anziano sono stati i punti di sutura su una ferita riportata nella parte posteriore della testa.

Le ore trascorrono e la nipote, secondo quanto sostenuto dalla stessa durante il suo racconto alla stampa, ha atteso 12 ore prima di ricevere ulteriori notizie sulla condizione di salute dell’anziano parente e solo nel primo pomeriggio l’uomo è stato medicato con una gessatura nel polso.
Questo è avvenuto grazie all’intervento della sola dottoressa definita umana dalla nipote che, nel frattempo, aveva avvertito gli altri parenti sulla situazione che si stava palesando.
Al termine del lungo giorno trascorso presso la struttura ospedaliera, l’uomo è stato mandato a casa con una serie di antidolorifici prescritti per combattere la problematica riscontrata.

Come comportarsi in questi casi

In caso di malasanità e di eventuali danni riscontrati dovuti da una diagnosi totalmente errata in ospedale al pronto soccorso, occorre rivolgersi a uno studio di avvocati che si occupano di queste situazioni e avviare le procedure per richiedere un risarcimento per i danni subiti. Vanno provati e verificati con perizia medico legale e dopo di che si citerà la struttura per ottenere un corretto risarcimento.
In questo modo è possibile rendere nota la situazione sanitaria italiana, con la speranza di farla migliorare, nonché evitare che questa situazione possa nuovamente palesarsi e vedere protagoniste altre situazioni tutt’altro che semplici da fronteggiare, specialmente se da queste scaturiscono conseguenze letali.

CORONAVIRUS E PRONTO SOCCORSO:

Problematica la situazione per i pazienti che nel 2020 hanno avuto casi urgenti per infarti o incidenti stradali o operazioni immediate per salvare la loro vita e si sono trovati ospedali al collasso in seguito a reparti oberati per malati di coronavirus. Soprattutto i pronti soccorsi hanno subito stravolgimenti e questo si spera non a discapito del cittadino che aveva immediato bisogno di soccorso presso i vari pronti soccorsi italiani. Ovviamente per i continui tagli alla sanità i medici si sono trovati in numero insufficiente e con attrezzature insufficienti per affrontare la pandemia del coronavirus e la vita normale quotidiana negli ospedali durante il 2020.


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