Quali sono i danni durante il parto ? Un errore medico durante il parto può portare ad un errore di diagnosi prenatale, nascita indesiderata, errori in sala parto con gravi danni neurologici al neonato e varie altre patologie sia per la madre che per il neonato.
Errore medico durante il parto : ci possono essere complicanze con conseguenze di danni al neonato cerebrali o fisici. Inoltre si possono avere problematiche con il parto cesareo in cui sia madre che figlio possono anche rischiare la vita. In questi anni purtroppo si sono anche verificati danni ai neonati durante il parto con invalidità grave, tetraplegia o decesso.
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Analizziamo i principali errori medici e pericoli durante il parto ?
Emorragia post parto: è una complicazione comune del parto, che può essere causata da un taglio cesareo, da lacrime uterine o da una bassa pressione sanguigna materna.
Shock materno: si può verificare durante il parto, a causa di una perdita di sangue, di un’infezione o di un trauma.
Distocia di spalla: può verificarsi quando una spalla del bambino è bloccata nella pelvi materna durante il parto.
Distocia di braccio: si verifica quando uno o entrambi i bracci del bambino sono bloccati nella pelvi materna.
Infezioni del tratto urinario: si possono verificare durante il parto, specialmente se la madre ha avuto un taglio cesareo.
Asfissia fetale: può verificarsi durante il parto e può essere causata da un’ostruzione del tratto respiratorio del bambino.
Prolasso della placenta: si verifica quando la placenta si sposta dalla sua posizione normale nell’utero e può essere pericoloso per il bambino e la madre.
Pre-eclampsia: una condizione grave che può presentarsi durante la gravidanza e comporta una pressione sanguigna elevata e proteine nelle urine.
Articoli di giornali e Trasmissioni TV che parlano di noi :
LA REPUBBLICA : ARTICOLO DEDICATO ALLA TUTELA DEL MALATO IN CUI PARLANO DI NOI (20/07/2024)
Avvocato Andrea Scaccabarozzi per Risarcimento Salute in diretta su RAI 1 a STORIE ITALIANE .
(Vedi la Diretta TV Rai 1 )
Risarcimento Salute a “MI MANDA RAI 3”
“Corriere Adriatico ” dedica un articolo sui problemi della sanità e le liste di attesa intervistando Daniele Viola di RISARCIMENTO SALUTE.IT ( 21 giugno 2019)
Risarcimento per nascita indesiderata: il Tribunale di Latina scrive una sentenza importante che analizza la conseguenza diretta dell’inadempimento del medico ginecologo; il punto è il dovuto risarcimento per il danno che spetta anche al padre e non solo alla madre (Tribunale Latina con sentenza 26 10 2023 N. 2275)
Danni al neonato durante il parto: l’ospedale risponde se l’ostetrica non segnala in tempo la sofferenza fetale
Un’importante pronuncia della Corte di Cassazione sul tema della malasanità durante il parto e della responsabilità del personale ostetrico. Con l’ordinanza n. 8252/2026, la Terza Sezione civile ha esaminato il caso di un neonato che aveva riportato una grave encefalopatia dopo un parto oltre il termine. Il monitoraggio cardiotocografico aveva mostrato segnali di sofferenza fetale, ma la situazione non era stata comunicata tempestivamente al ginecologo, ritardando così la possibilità di intervenire. La Cassazione ha chiarito che l’attività dell’ostetrica non consiste soltanto nell’assistenza al parto fisiologico. Il personale ostetrico ha anche un preciso dovere di sorveglianza della madre e del feto, deve riconoscere i segnali potenzialmente patologici e, quando emergono elementi di rischio, deve allertare senza ritardo il medico specialista. Nel caso esaminato, proprio il ritardo nella comunicazione è stato considerato rilevante nella ricostruzione causale del grave danno subito dal bambino. Per la responsabilità sanitaria assume quindi grande importanza anche ciò che il personale sanitario omette di fare. Quando un tracciato cardiotocografico presenta anomalie compatibili con una sofferenza fetale, non segnalare tempestivamente la situazione può impedire al ginecologo di valutare un parto cesareo urgente o altre misure necessarie a evitare il danno. La responsabilità può ricadere sulla struttura ospedaliera per l’attività e le omissioni del personale inserito nella propria organizzazione.
Implicazione legale principale: nei casi di danni al neonato durante il parto, per accertare la responsabilità non deve essere analizzata soltanto la condotta del ginecologo. Anche il comportamento delle ostetriche, la corretta lettura del tracciato, i tempi di comunicazione e l’organizzazione complessiva dell’assistenza possono essere determinanti. Se un allarme tempestivo avrebbe consentito di modificare il decorso clinico ed evitare o ridurre il danno, l’omissione può fondare una richiesta di risarcimento nei confronti della struttura sanitaria. Fonte: Corte di Cassazione, Sezione III Civile, ordinanza n. 8252 del 2 aprile 2026
Le lesioni che si verificano durante il parto possono avere conseguenze molto serie e, nei casi più gravi, provocare una disabilità permanente nel bambino. Alcune complicazioni neurologiche, come la paralisi cerebrale, possono richiedere assistenza medica e programmi riabilitativi per tutta la vita, con interventi terapeutici mirati a migliorare le capacità motorie, cognitive e relazionali. Anche condizioni come l’encefalopatia ipossico-ischemica, causata da una riduzione dell’ossigeno al cervello durante il parto, possono rendere necessario un intervento immediato e trattamenti specifici per limitare i danni neurologici. In questi casi vengono spesso utilizzati percorsi di riabilitazione fisica e funzionale, trattamenti di logopedia per supportare il linguaggio e interventi mirati a migliorare il controllo muscolare.
Altri esempi di errori in ginecologia con danno alla paziente ?
a) Somministrazione di farmaci non appropriati o inappropriata gestione delle gravidanze a rischio.
b) Esecuzione di procedure chirurgiche che non rispettano le procedure standard.
c) Errore diagnostico che comporta un trattamento inadeguato o non necessario.
d) Non riconoscere un’infezione o una malattia sessualmente trasmissibile.
e) Errore nell’identificare o nell’eseguire una procedura chirurgica (taglio cesareo)
f) Non riesaminare una paziente dopo una procedura chirurgica (taglio cesareo)
g) Errore nell’interpretazione di dati di imaging.
h) Non prendere in considerazione l’anamnesi della paziente o non raccogliere dati corretti.
i) Errori nella gestione dei sintomi o nella diagnosi di una malattia o condizione.
Diagnosi prenatale:
Ci sono diverse modalità di diagnosi prenatale, come ad esempio l’ecografia, l’amniocentesi, la villocentesi e il prelievo di sangue materno per la ricerca di marcatori genetici. Ognuna di queste tecniche ha vantaggi e limitazioni e il tipo di test scelto dipende dalle esigenze specifiche della gestante e dalle indicazioni del medico.
Purtroppo, come in qualsiasi campo della medicina, gli errori possono verificarsi anche nella diagnosi prenatale. Questi possono essere causati da molte ragioni, tra cui:
a) Errore umano: il personale medico può commettere errori di interpretazione dei risultati dei test o di valutazione delle immagini ecografiche.
b) Limitazioni tecniche: alcune tecniche diagnostiche hanno limitazioni intrinseche, ad esempio la villocentesi e l’amniocentesi possono causare un rischio di aborto spontaneo o altre complicanze.
c) Rischi legati alla gravidanza: alcune complicazioni della gravidanza, come la placenta previa o il posizionamento del feto, possono rendere difficile l’effettuazione di alcuni test.
d) Problemi con i campioni: i campioni di tessuti fetali prelevati possono essere di scarsa qualità o possono essere contaminati, portando a risultati errati.
e) Problemi di comunicazione: il personale medico potrebbe non essere in grado di comunicare correttamente i risultati dei test o le implicazioni delle diagnosi ai futuri genitori.
Ritardi diagnostici in ambito pediatrico e neonatale: il diritto al risarcimento in caso di errori medici
Nel settore pediatrico e neonatale, i ritardi nella diagnosi di malattie rare o metaboliche rappresentano una delle problematiche più gravi e delicate della responsabilità sanitaria. La diagnosi tempestiva è infatti fondamentale per garantire cure efficaci e migliorare la prognosi dei piccoli pazienti: un errore o un ritardo può tradursi in danni permanenti, gravi disabilità o, nei casi più estremi, nella perdita della vita.
Le malattie rare e metaboliche nei neonati e nei bambini hanno spesso un decorso rapido e aggressivo. Segni clinici come crisi ipoglicemiche, difficoltà di crescita, alterazioni neurologiche o episodi di infezioni ricorrenti dovrebbero indurre i medici a sospettare subito una patologia metabolica o genetica, avviando esami specifici. Quando ciò non avviene, il bambino rischia di non ricevere la terapia salvavita o il trattamento precoce che avrebbe potuto ridurre sensibilmente i danni.
Risarcimento per nascita indesiderata: quando è dovuto in caso di errore medico
Affrontare la nascita di un figlio con gravi malformazioni non diagnosticate in gravidanza è una delle esperienze più dolorose per una famiglia. In questi casi si parla di danno da nascita indesiderata, ossia la possibilità di chiedere un risarcimento quando l’errore del medico ha impedito alla madre di compiere una scelta consapevole, come quella di interrompere legalmente la gravidanza.
Il Tribunale di Latina (n. 2275 del 26 ottobre 2023) ha chiarito un punto fondamentale: il risarcimento non è automatico. La semplice negligenza diagnostica non basta. Per ottenere un indennizzo, i genitori devono dimostrare due elementi centrali:
1. Il danno esistenziale concreto, cioè le gravi ricadute emotive, psicologiche ed economiche che la famiglia ha subito in conseguenza della nascita inattesa.
2. La volontà interruttiva della gravidanza, ossia che la madre, se correttamente informata in tempo utile, avrebbe esercitato il diritto di ricorrere all’interruzione di gravidanza prevista dalla legge 194/1978.
Il principio stabilito dai giudici è chiaro: il riconoscimento del risarcimento per errore medico in questo ambito richiede una prova rigorosa. Non è sufficiente il dolore per la malformazione del neonato, ma occorre dimostrare il nesso causale tra l’omessa diagnosi e la privazione del diritto di scelta.
Questa pronuncia rafforza un orientamento ormai consolidato della giurisprudenza italiana: la tutela dei genitori passa dalla possibilità di decidere consapevolmente durante la gravidanza, e quando un errore diagnostico impedisce questa scelta, può configurarsi un danno risarcibile.
Riassumendo possiamo dire che gli errori nella gestione della gravidanza posso essere:
- mancata diagnosi di patologie fetali;
- omessa individuazione di gravidanze ad alto rischio;
- errata interpretazione degli esami;
- controlli prenatali inadeguati;
- mancata programmazione di un parto assistito appropriato.
In tali circostanze il danno può essere il risultato di una catena di errori iniziata mesi prima della nascita.
Morte del feto a pochi giorni dal parto: ginecologo condannato a un risarcimento di circa 600.000 euro
Una gravidanza ormai arrivata al termine si è conclusa con la morte della bambina pochi giorni prima del parto programmato. Secondo il Tribunale di Napoli Nord, però, alcuni segnali clinici avrebbero dovuto portare il ginecologo a disporre controlli più approfonditi. La mancata sorveglianza è stata ritenuta determinante e ha portato a un risarcimento complessivo di circa 600.000 euro a favore dei familiari. La decisione è contenuta nella sentenza n. 1991/2026, pubblicata l’8 giugno 2026 dalla Seconda Sezione Civile del Tribunale di Napoli Nord. La notizia è stata resa pubblica il 24 agosto 2026.
Per concludere: quando si configura la responsabilità sanitaria?
Per ottenere il risarcimento è necessario dimostrare che il danno subito dal neonato sia collegato a una condotta colposa dei sanitari.
Occorre verificare:
- se siano state rispettate le linee guida e le buone pratiche cliniche;
- se il monitoraggio fetale sia stato corretto;
- se l’intervento medico sia stato tempestivo;
- se una diversa condotta avrebbe evitato o ridotto il danno.
L’accertamento richiede sempre una complessa consulenza medico-legale.
SENTENZE DI RISARCIMENTO IN SEGUITO A CAUSE LEGALI PER PROBLEMI AL PARTO:
Aborto dopo amniocentesi: quando medico e ospedale possono essere chiamati a risarcire i danni:
Un recente intervento della Corte di Cassazione ha riportato l’attenzione sulla responsabilità sanitaria nei casi di complicanze successive all’amniocentesi. Con l’ordinanza n. 9055 del 10 aprile 2026, i giudici hanno esaminato la vicenda di una donna che, pochi giorni dopo l’esame prenatale, aveva iniziato a perdere liquido amniotico fino alla rottura del sacco e alla successiva interruzione della gravidanza. La Cassazione ha confermato che, quando il paziente dimostra l’esistenza di un possibile errore medico collegato al danno subito, spetta al medico e alla struttura sanitaria provare di aver eseguito la procedura nel rispetto delle regole e delle buone pratiche cliniche. Nel caso esaminato questa prova non è stata ritenuta sufficiente, anche perché la documentazione disponibile non consentiva di ricostruire con precisione le modalità di esecuzione dell’amniocentesi. La decisione ribadisce un principio molto importante nelle cause di malasanità: una documentazione sanitaria completa e accurata è fondamentale per dimostrare che le cure sono state eseguite correttamente. Se questa prova manca, medico e ospedale possono essere chiamati a risarcire i danni subiti dalla paziente. La pronuncia rappresenta quindi un punto di riferimento per tutte le richieste di risarcimento legate a errori durante esami diagnostici invasivi o ad altre prestazioni sanitarie ad alto rischio.
Implicazione legale: nelle cause di responsabilità sanitaria, il paziente deve dimostrare il danno e il possibile errore, mentre il medico e la struttura devono provare di aver operato correttamente. Una documentazione incompleta può incidere in modo determinante sull’esito del giudizio.
Fonte: Corte di Cassazione, Terza Sezione Civile, ordinanza 10 aprile 2026, n. 9055
Nascita indesiderata e risarcimento: la Cassazione conferma la tutela dell’autodeterminazione
La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 6926 del 23 marzo 2026, ha ribadito un principio fondamentale in tema di responsabilità sanitaria: nei casi di nascita indesiderata, il risarcimento deve essere integrale quando viene dimostrata la lesione del diritto all’autodeterminazione dei genitori. La decisione conferma che anche attraverso prove presuntive è possibile accertare che, se correttamente informati, i genitori avrebbero scelto di interrompere la gravidanza. Il caso riguarda una coppia che aveva agito contro una struttura sanitaria per la mancata informazione durante la gravidanza. La madre, in considerazione dell’età, avrebbe dovuto essere informata sulla possibilità di effettuare esami prenatali per individuare eventuali anomalie cromosomiche. Tuttavia, tali accertamenti non erano stati proposti e la diagnosi di sindrome di Down è emersa solo al momento della nascita.
I genitori hanno sostenuto che, se adeguatamente informati, avrebbero valutato l’interruzione della gravidanza, anche in considerazione delle difficoltà economiche e dell’impatto sulla vita familiare. In primo grado era stata riconosciuta la responsabilità della struttura sanitaria con un risarcimento per la lesione del diritto di autodeterminazione e per i costi di mantenimento della figlia.
La Corte d’Appello aveva successivamente ridotto l’importo del risarcimento, ritenendo che la sofferenza dei genitori fosse destinata a diminuire nel tempo e applicando criteri più restrittivi. La Cassazione è intervenuta correggendo questo orientamento, riaffermando che il danno da nascita indesiderata deve essere valutato in modo completo, senza riduzioni automatiche, e che il diritto dei genitori a una scelta consapevole deve essere pienamente tutelato.
La morte prematura del feto durante il travaglio di parto comporta un danno risarcibile ai genitori, poiché il rapporto genitoriale nasce e si consolida già nel corso della gravidanza, indipendentemente dalla nascita. La relazione tra genitori e figlio non si forma solo con la venuta alla luce, ma si costruisce progressivamente nei nove mesi di gestazione, periodo in cui si sviluppa una profonda consapevolezza affettiva e familiare. Quando il feto, sano e completamente formato, muore proprio nel momento in cui avrebbe dovuto iniziare la vita autonoma, la sofferenza dei genitori assume una particolare intensità. Il pregiudizio subito è legato soprattutto al dolore umano per la perdita di un figlio atteso, già percepito come parte integrante della famiglia. In questi casi, il danno non riguarda solo la dimensione relazionale futura, ma colpisce un legame affettivo già esistente e pienamente maturato durante la gestazione. Sentenza di riferimento: Tribunale di Arezzo 20 ottobre 2025 n. 655
Responsabilità dell’Ospedale e della Ginecologa
In definitiva la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso principale presentato dal medico e dall’Azienda Sanitaria, così come il ricorso incidentale dell’assicurazione Lloyd’s.
La sentenza n. 9012/2025 della Corte di Cassazione riguarda la responsabilità medica per danni da parto, ponendo l’accento su errori clinici, organizzativi e sul delicato nesso di causa tra condotta sanitaria e lesioni permanenti al neonato.
Il caso: lesioni da asfissia perinatale e richiesta di risarcimento
Nel 2012, una coppia ha avviato un’azione legale contro l’AUSL di Reggio Emilia per ottenere il risarcimento dei danni subiti dalla loro figlia durante il parto. La neonata è venuta al mondo in gravi condizioni cliniche, affetta da lesioni cerebrali causate da asfissia.
I giudici hanno valutato la responsabilità dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale, dove si sono riscontrate gravi carenze nell’assistenza, tali da compromettere la salute della bambina e configurare una responsabilità giuridicamente rilevante.
Vari elementi hanno impedito un intervento tempestivo a fronte di evidenti segnali di sofferenza fetale, determinando un danno neurologico permanente alla neonata. La Corte ha ritenuto dimostrato il nesso causale tra le omissioni dell’équipe sanitaria e le conseguenze sulla salute della minore. La Cassazione ha ribadito che la responsabilità sanitaria non si limita agli errori medici individuali, ma include anche i profili strutturali e organizzativi delle strutture sanitarie. Le omissioni nel monitoraggio, la carenza di strumenti e la gestione inadeguata del personale sono tutti fattori che incidono sulla qualità dell’assistenza e generano responsabilità risarcitoria.
Ospedale Non Responsabile Senza Prova di Aborto per Diagnosi Tempestiva
I genitori hanno sostenuto che il medico non aveva diagnosticato la malformazione né fornito informazioni adeguate per permettere loro di decidere consapevolmente sulla prosecuzione della gravidanza o scegliere una struttura specializzata in cardiochirurgia. Inoltre, hanno richiesto il risarcimento per i danni non patrimoniali subiti, tra cui sofferenza psicologica per la morte della figlia.
Le Difese dei Convenuti
Il medico e la struttura sanitaria si sono difesi negando responsabilità. Il medico ha evidenziato che i genitori si erano già costituiti in un procedimento penale concluso con la sua assoluzione. L’ospedale ha contestato la propria legittimazione passiva, sostenendo che il rapporto contrattuale esisteva esclusivamente tra la paziente e il medico, il quale aveva fornito assistenza in regime di attività intramoenia nel suo studio privato.
Questa sentenza ribadisce che, senza la prova concreta che una diagnosi tempestiva avrebbe portato a una decisione di interrompere la gravidanza, l’ospedale non può essere ritenuto responsabile.
Un grave errore medico ha cambiato per sempre la vita di una mamma: il ginecologo non ha rilevato dalle ecografie che il bimbo sarebbe nato senza gambe a Parma.
La Corte ha condannato a risarcire l’errore medico del ginecologo con 350.000 euro, riconoscendo la violazione del diritto della madre ad essere informata e a decidere consapevolmente.(Fonte: Corriere di Bologna)
Sentenza della Cassazione civile 27 06 2023 n. 18327 in cui stabilisce che quando un medico non informa la gestante sulle eventualità di possibili malformazioni fetali al figlio in arrivo dovrà per questo errore risarcire gli eventuali danni causati. E’ infatti importante per i genitori la possibilità di poter interrompere la gravidanza. Qui la Cassazione reputa tale comportamento del medico come una NON adeguata informativa.
In caso di errore medico sanitario il Tribunale di Agrigento riprende il danno da perdita del concepimento dicendo che è una lesione del diritto alla genitorialità e non è applicabile in fase di conciliazione l’ATP. La decisione affermata dal Tribunale di Agrigento con un decreto del 21/09/2023. Respinto quindi il ricorso per accertamento tecnico preventivo utile per dimostrare la responsabilità medica in seguito a shock cardiocircolatorio subìto da una donna in gravidanza con conseguente aborto. Quindi la perdita del frutto del concepimento non costituisce una perdita della vita ma il venire meno di una speranza di vita e l’ ATP conciliativa è inammissibile.
Nel caso un soggetto che non ha mai percepito un reddito perda la capacità lavorativa in seguito ad un errore medico, dovrà essere risarcito con il triplo della pensione sociale. Infatti dovrà essere risarcito del danno patrimoniale futuro.
Nel caso specifico si trattava di un errore medico successo ad un neonato durante il parto. Tutto ciò è stato stabilito dalla Corte d’Appello di Napoli con sentenza 4232 del 2023 che ha confermato la sentenza di primo grado emessa dalla Tribunale di Napoli. Senza quindi un ragionevole parametro a cui ci si può fare riferimento si è ritenuto di dover utilizzare il criterio del triplo della pensione sociale per un equo risarcimento al neonato danneggiato.
Corte dei Conti (marzo 2024) Due medici ginecologi e l’ostetrica sono stati condannati a risarcire i genitori di un neonato nella cifra di quasi 100 mila euro per un problema avvenuto durante il parto a Orvieto. Vi sono state delle problematiche riguardo il consenso informato ed errori nel monitoraggio. In particolar modo durante il monitoraggio non hanno seguito correttamente il battito fetale e le condizioni della madre. (Fonte: La Nazione / Umbria)
Errore medico durante il parto: risarcimento di 400mila euro per la famiglia
La Corte d’Appello di Perugia ha emesso una sentenza favorevole per una famiglia che aveva subito un errore medico durante il parto. La corte ha ribaltato la decisione di primo grado, riconoscendo il danno subito dai genitori e confermando il risarcimento di 400mila euro. Questo risarcimento è stato assegnato per il danno causato al neonato durante il parto, in seguito a un errore da parte del personale sanitario. La sentenza è un importante riconoscimento della responsabilità medica e sottolinea l’importanza di garantire la sicurezza durante il parto. (Fonte: Umbria24.it)
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AVVOCATO GIADA CACIAGLI di Risarcimento Salute in TV per un caso di malasanità ( RAI 3 , il 6 dicembre 2016)