Errore durante una TAC con mezzo di contrasto: problemi tecnici, reazioni allergiche ed errori di refertazione
Quando questi errori determinano un aggravamento della malattia, un ritardo nelle cure o una lesione evitabile, può sorgere il diritto al risarcimento del danno da responsabilità sanitaria.
La TAC con mezzo di contrasto: a cosa serve
Il mezzo di contrasto permette di evidenziare con maggiore precisione vasi sanguigni, tumori, infiammazioni, infezioni e alterazioni dei tessuti che potrebbero non essere chiaramente visibili in una TAC senza contrasto.
L’esame viene utilizzato frequentemente per diagnosticare:
tumori;
aneurismi;
dissezione aortica;
ictus;
emorragie interne;
infezioni profonde.
Errore nella valutazione del paziente
Ad esempio possono essere rilevanti:
precedenti reazioni al mezzo di contrasto;
insufficienza renale;
allergie note;
terapia farmacologica in corso;
diabete trattato con alcuni farmaci;
altre patologie che richiedono particolari precauzioni.
Errori nella somministrazione del mezzo di contrasto
Tra gli eventi che possono verificarsi rientrano:
infiltrazione del mezzo di contrasto fuori dalla vena;
utilizzo di una dose non appropriata;
velocità di infusione non corretta;
problemi tecnici dell’iniettore;
mancato monitoraggio durante l’esame.
In alcune situazioni il paziente può sviluppare dolore intenso, lesioni locali oppure complicanze che richiedono ulteriori cure.
Reazioni allergiche al mezzo di contrasto
Le reazioni di ipersensibilità costituiscono una delle complicanze più conosciute.
Fortunatamente gli episodi gravi sono poco frequenti, ma possono manifestarsi con:
orticaria;
prurito;
gonfiore;
difficoltà respiratoria;
abbassamento della pressione;
shock anafilattico.
Per questo motivo il personale sanitario deve essere preparato a riconoscere rapidamente i sintomi e ad attivare immediatamente le procedure di emergenza. Le raccomandazioni di AIFA e il documento di consenso SIRM-SIAAIC sottolineano l’importanza dell’identificazione dei pazienti a rischio e della gestione tempestiva delle reazioni acute.
Errori nella lettura del referto
L’errore diagnostico del radiologo può consistere, ad esempio, nel:
non individuare un tumore;
non riconoscere una dissezione aortica;
non diagnosticare un’embolia polmonare;
sottovalutare un’emorragia;
confondere una lesione benigna con una maligna.
In questi casi il danno non deriva dall’esame in sé, ma dal ritardo diagnostico, che può impedire al paziente di iniziare tempestivamente le cure.
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Quando l’errore comporta il diritto al risarcimento
Per ottenere un risarcimento è generalmente necessario dimostrare:
l’esistenza di un errore sanitario;
il danno subito dal paziente;
il collegamento causale tra errore e danno.
Lo stesso vale quando una reazione allergica grave non viene gestita secondo le procedure di sicurezza oppure quando il paziente non viene adeguatamente valutato prima della somministrazione del mezzo di contrasto.
In presenza dei requisiti previsti dalla legge possono essere riconosciuti diversi tipi di danno, tra cui:
danno biologico permanente;
invalidità temporanea;
danno patrimoniale;
perdita della capacità lavorativa;
spese mediche future;
danno morale;
danno da perdita di chance terapeutica;
danno ai familiari nei casi più gravi.
Conclusioni
Quando emergono dubbi sulla correttezza dell’esame o della sua interpretazione, una consulenza medico legale può aiutare a comprendere se esistano i presupposti per richiedere un risarcimento del danno da malasanità.
