Se il medico sbaglia ma il paziente era già gravemente malato: si può ottenere il risarcimento?
Una delle domande più frequenti che riceviamo da pazienti e familiari riguarda la possibilità di ottenere un risarcimento quando la persona coinvolta soffriva già di una malattia grave prima dell’errore medico. Molti ritengono, erroneamente, che la presenza di una patologia importante impedisca qualsiasi richiesta di risarcimento. In realtà la legge italiana e la giurisprudenza della Corte di Cassazione affermano un principio completamente diverso.
Anche un paziente già gravemente malato può avere diritto al risarcimento del danno se l’errore sanitario ha peggiorato le sue condizioni di salute, ridotto le possibilità di guarigione, anticipato il decesso oppure causato sofferenze ulteriori rispetto a quelle che sarebbero derivate naturalmente dalla malattia. La responsabilità sanitaria non viene infatti esclusa dalla presenza di una patologia preesistente. Ciò che conta è verificare se il comportamento dei medici, degli infermieri o della struttura sanitaria abbia contribuito a causare un danno aggiuntivo.
La malattia preesistente non elimina la responsabilità del medico
Quando si parla di malasanità è importante comprendere che il giudice non valuta soltanto lo stato di salute iniziale del paziente. L’attenzione viene rivolta soprattutto a ciò che sarebbe accaduto se le cure fossero state prestate correttamente.
Un paziente può essere affetto da un tumore avanzato, da una grave malattia cardiaca, da una patologia neurologica degenerativa o da qualsiasi altra condizione clinica complessa. Questo non significa che il personale sanitario sia autorizzato a commettere errori senza conseguenze.
Se una diagnosi viene effettuata con ritardo, se un intervento chirurgico viene eseguito in modo scorretto, se una terapia viene prescritta erroneamente o se il monitoraggio clinico risulta insufficiente, il danno provocato da tali condotte può essere risarcibile anche in presenza di una malattia già esistente.
Il concetto di aggravamento delle condizioni di salute
Molte richieste di risarcimento nascono proprio dall’aggravamento delle condizioni cliniche.
Pensiamo al caso di un paziente oncologico che avrebbe potuto accedere tempestivamente a una terapia più efficace se il tumore fosse stato diagnosticato alcuni mesi prima. Oppure a un paziente cardiopatico che subisce un infarto perché i sintomi vengono sottovalutati al pronto soccorso.
In queste situazioni il danno non coincide necessariamente con l’insorgenza della malattia, ma con il peggioramento della situazione causato dall’errore sanitario.
La valutazione medico legale deve stabilire quale sarebbe stata l’evoluzione naturale della patologia e quale parte del danno sia invece riconducibile alla condotta dei sanitari.
La perdita di chance terapeutica
Uno degli aspetti più importanti della responsabilità sanitaria moderna è rappresentato dalla cosiddetta perdita di chance terapeutica.
Con questa espressione si indica la perdita di una concreta possibilità di ottenere un risultato migliore grazie a cure tempestive e appropriate.
È sufficiente provare che l’errore medico ha ridotto significativamente le probabilità di successo delle cure.
Questo principio trova frequente applicazione nei casi di:
1) diagnosi tardiva di tumore;
2) ritardo nell’esecuzione di esami diagnostici;
3) mancato riconoscimento di sintomi gravi;
4) ritardo nell’esecuzione di interventi urgenti;
5) omissione di controlli clinici necessari.
La perdita di chance rappresenta oggi un danno riconosciute nei processi di malasanità.
Diagnosi tardiva di tumore e diritto al risarcimento
Tra le situazioni più frequenti vi sono quelle relative alla diagnosi tardiva di malattie oncologiche.
Un tumore scoperto con mesi di ritardo può comportare una riduzione delle possibilità di sopravvivenza, la necessità di trattamenti più invasivi o una minore efficacia delle terapie disponibili.
In questi casi il paziente può ottenere il risarcimento non perché la struttura sanitaria abbia causato il tumore, ma perché il ritardo diagnostico ha compromesso le opportunità terapeutiche che sarebbero state disponibili in una fase più precoce della malattia.
Anche gli eredi possono agire per ottenere il risarcimento qualora il paziente sia successivamente deceduto.
Quando il decesso era comunque inevitabile
Una delle difese più utilizzate dalle compagnie assicurative consiste nell’affermare che il paziente sarebbe deceduto comunque a causa della patologia di base. Questa circostanza, tuttavia, non esclude automaticamente il risarcimento.
Anche quando il decesso appare inevitabile, il giudice può riconoscere un danno risarcibile se l’errore sanitario ha anticipato la morte, aumentato le sofferenze del paziente o privato la persona di un periodo di vita che avrebbe potuto trascorrere in condizioni migliori.
La giurisprudenza italiana riconosce infatti che la perdita di mesi o anni di vita rappresenta un danno giuridicamente rilevante.
Ogni caso richiede una valutazione specifica basata sulla documentazione clinica e sulle conclusioni del medico legale.
Come si dimostra il diritto al risarcimento?
Per ottenere il risarcimento è fondamentale raccogliere tutta la documentazione sanitaria disponibile.
Cartelle cliniche, referti, esami diagnostici, lettere di dimissione e prescrizioni mediche rappresentano elementi essenziali per ricostruire la vicenda.
Successivamente il caso deve essere analizzato da un medico legale e, quando necessario, da specialisti della disciplina coinvolta.
Solo attraverso una valutazione tecnica approfondita è possibile stabilire se esista un nesso causale tra l’errore sanitario e il peggioramento delle condizioni del paziente.
Perché è importante rivolgersi a professionisti specializzati
I casi che coinvolgono pazienti già gravemente malati sono tra i più complessi nell’ambito della responsabilità sanitaria.
Per questo motivo è importante affidarsi a professionisti che lavorano in team e che possano valutare correttamente gli aspetti medici e giuridici della vicenda.
Non esiste il “migliore avvocato per malasanità” in assoluto. Esistono però studi organizzati che collaborano con medici legali, specialisti ospedalieri e consulenti tecnici in grado di affrontare casi complessi e di verificare concretamente le possibilità di ottenere un risarcimento.
Conclusioni
Essere affetti da una malattia grave non significa rinunciare ai propri diritti. La legge italiana tutela il paziente anche quando esiste una patologia preesistente e riconosce il diritto al risarcimento ogni volta che un errore sanitario provoca un aggravamento delle condizioni di salute, una perdita di chance terapeutica o un danno ulteriore rispetto all’evoluzione naturale della malattia.
Per questo motivo, se si sospetta un caso di malasanità, è sempre consigliabile richiedere una valutazione medico legale preliminare della documentazione clinica. Un’analisi accurata può consentire di comprendere se vi siano i presupposti per intraprendere un’azione risarcitoria e ottenere il giusto indennizzo per i danni subiti.
40 SEDI in ITALIA
Prima Consulenza Legale Gratuita
Avvocati Pagati a Risultato
RECAPITI TELEFONICI SEGRETERIA
CENTRALE PER LE 40 SEDI IN ITALIA:
Milano: 0287159422
Roma: 0692935338
OPPURE CELLULARE : 3421754085

