errore intervento chirurgico

errore intervento chirurgico
Principali errori in chirurgia durante gli interventi in ospedale
Gli errori medici nel settore della chirurgia sono i più numerosi quindi è importante che il paziente sia in grado di prevenirli, per quanto possibile. I consigli pratici più efficaci consistono nell’informarsi sulla struttura e sul chirurgo scelti.
Verificare, per quanto possibile, che siano attendibili, qualificati e rinomati. Pretendere sempre una prima visita accurata, sia con il chirurgo che con l’anestesista e, in quel frangente, esporre tutti i propri dubbi, pretendendo risposte chiare, semplici, precise e convincenti. Se non ci si sente sicuri è giusto, ed è un diritto, chiedere di essere visitati da un altro medico per un secondo parere, prima di firmare il consenso alla chirurgia. Inoltre, se dopo l’intervento si ha il dubbio di aver subito un danno o si pensa che la terapia consigliata non sia adatta o possa essere pericolosa, è necessario informare i responsabili del reparto e dell’ospedale e chiedere di poter avere il parere del proprio medico di fiducia o di un altro specialista.
Cosa si intende per errore medico o chirurgico

Nello specifico, l’errore chirurgico consiste in un’azione sbagliata da parte del chirurgo che provoca nel paziente un danno, reversibile o irreversibile. L’errore umano in sala operatoria comprende una vasta gamma di situazioni, che possono trovare soluzione immediata o essere più gravi e comportare, ad esempio, la sospensione dell’intervento in atto, la necessità di operare nuovamente nel giro di pochi giorni per rimediare o, nei casi più estremi, disabilità permanenti o la morte.

I più comuni errori chirurgici sono:

diagnosi errate

imposizione di interventi chirurgici non necessari

– errata scelta del tipo di intervento

superficialità durante le piccole operazioni chirurgiche ambulatoriali

La diagnosi errata consiste in una poco accorta anamnesi del paziente nel corso di quella che viene chiamata “Prima Visita Chirurgica”. Questo colloquio, fondamentale per la scelta dell’approccio terapeutico, consiste nell’ascoltare il paziente, visitarlo, visionare la sua cartella clinica e proporgli la cura più idonea per la risoluzione del suo problema. Capita spesso che il chirurgo non effettui questa visita con la dovuta attenzione, fraintendendo i sintomi del paziente o non richiedendo test diagnostici più specifici per inquadrare la problematica al meglio. Può succedere, quindi, che imponga al paziente un intervento chirurgico assolutamente inutile, non risolutivo, oppure che scelga una procedura chirurgica non totalmente idonea alla situazione specifica e soggettiva. Il danno che il paziente può ricevere da uno sbaglio medico di questo tipo è di sottoporsi a chirurgia, con tutti i rischi correlati, senza trarne alcun tipo di beneficio o miglioramento. E di trovarsi, in seguito, a dover intraprendere un nuovo percorso diagnostico e terapeutico, accumulando ulteriore stress e sostenendo spese. Un esempio molto comune riguarda il parto. I cesarei, spesso, vengono proposti alla gestante anche quando la sua salute e quella del feto non sono compromesse, a volte per eccesso di zelo e altre per motivi di velocità e praticità. Tuttavia, è risaputo che un parto naturale ha meno rischi e tempi di recupero più brevi rispetto a un cesareo e che questo debba sempre rappresentare l’ultima scelta.

Per quanto riguarda la chirurgia ambulatoriale, trattandosi di piccoli gesti chirurgici di routine, è possibile che il professionista, sicuro di sé e della semplicità dell’operazione, la affronti con superficialità. Pensiamo, per esempio, a una colonscopia, intervento a basso rischio ma che, se non eseguito con la massima attenzione, può comportare lesioni al colon o perforazioni intestinali, considerate emergenze chirurgiche da trattare con la massima sollecitudine. Potremmo citare anche i piccoli interventi dermatologici come l’asportazione di cisti, nevi o escrescenze superficiali che, se non eseguiti a dovere, possono lasciare cicatrici vistose e cheratinizzate, che metterebbero il paziente in condizione di ritrovarsi un inestetismo più vistoso di quello che desideravano eliminare.

 

Errori chirurgici negli interventi importanti

Addentrandosi nella chirurgia più complicata, il rischio di essere vittime di un errore medico diventa più alto e le conseguenze più spaventose.
Gli errori più comuni avvengono durante le operazioni agli organi vitali come:– stomaco;
– cuore;
– fegato;
– intestino;
– colonna vertebrale;
– ossa e cartilagini, come nel caso degli interventi su mano o piede.Uno sbaglio durante un intervento chirurgico a carico di questi organi può davvero risultare compromissivo dell’abilità e della funzionalità dell’organismo del paziente, inficiare gravemente la sua qualità della vita o, addirittura, provocarne la morte. Quando si opera su organi interni, il rischio maggiore è quello di recidere arterie importanti provocando emorragie o di incidere malamente l’organo e comprometterne per sempre il funzionamento.
Il discorso vale, a maggior ragione, per la chirurgia oncologica, per esempio negli interventi di asportazione di cancro al seno, alla tiroide, al fegato. In oncologia chirurgica il pericolo maggiore è quello di non riuscire a togliere tutta la massa tumorale con la conseguenza di dover intervenire una seconda volta o di permettere alle cellule maligne di metastatizzare, compromettendo in maniera irreparabile l’intero quadro clinico.
Neanche la chirurgia bariatrica fa eccezione, in quanto può accadere che il chirurgo, durante l’asportazione di parte dello stomaco, perfori l’organo o danneggi grosse arterie o vene. In chirurgia plastica, invece, la maggior parte degli errori è rappresentata dal risultato finale che può non soddisfare le aspettative del paziente. Alcuni casi sono balzati agli onori della cronaca e finiti nei salotti televisivi: protesi mammarie malformate che, dopo pochi mesi, si spostano e danno al seno una forma innaturale, che si rompono provocando dolore, edemi, gravi infezioni e cicatrici che non guariscono.Gli errori nella chirurgia laser

La chirurgia laser è, senza dubbio, una delle scoperte tecnologiche in ambito chirurgico più importanti degli ultimi anni. Permette, infatti, di intervenire su molti casi in maniera meno invasiva della chirurgia tradizionale, con tempi di recupero più veloci e convalescenze più serene e meno dolorose. Tuttavia, un errore commesso con il bisturi al laser non è meno pericoloso e non ha conseguenze minori rispetto a uno commesso con un bisturi a lama. Pensiamo ad esempio alla chirurgia dell’occhio, per la correzione di vizi di visione o per la rimozione delle cataratte. Se il laser non viene utilizzato correttamente può danneggiare per sempre l’occhio, portando alla cecità parziale o totale, temporanea o perenne. Negli interventi al laser agli arti, invece, il rischio maggiore è la lesione di un tendine, che potrebbe comportare invalidità permanente o perdita funzionale dell’arto colpito.

Errori chirurgici generici

È capitato più di una volta di sentire storie di pazienti che, pur avendo ricevuto un intervento chirurgico perfettamente eseguito ed essersi risvegliati dall’anestesia in ottima forma, si sono accorti dopo poche ore che qualcosa non stava andando per il verso giusto. Succede che il chirurgo, per distrazione imperdonabile, lasci qualche oggetto all’interno del corpo del paziente: garze, strumenti, guanti. Questa è una condizione estremamente pericolosa perché il corpo estraneo può provocare un’infezione che potrebbe evolvere, nel giro di poche ore, in setticemia anche fatale. Il conteggio degli strumenti in sala operatoria dopo ogni intervento è un protocollo obbligatorio che serve proprio ad accorgersi il prima possibile dell’eventuale mancanza di qualche oggetto ed effettuare immediatamente una radiografia al paziente per verificare che non sia stato lasciato nel suo corpo.

I rischi dell’anestesia

Quando ci si sottopone a un intervento chirurgico, di qualsiasi entità, è obbligatorio il colloquio con l’anestesista. Serve a valutare la percentuale di rischio del paziente rispetto alla sedazione e, di conseguenza, a scegliere il principio attivo e il dosaggio più idoneo. Gli errori di valutazione anestetica sono purtroppo abbastanza comuni e rappresentano una delle principali cause di complicazioni in sala operatoria.

Le terapie

Infine, ma non meno importante, la terapia che va instaurata contestualmente a un intervento chirurgico. Quando ci si sottopone a chirurgia è necessario assumere antibiotici preventivi ed, eventualmente, antidolorifici o sedativi per affrontare senza dolore le prime ore del post-operatorio. In alcuni casi è necessario anche somministrare al paziente farmaci anti-coagulanti. Il dosaggi e la scelta di tali medicinali deve essere compatibile con eventuali terapie abituali del paziente e con l’anestetico. I pazienti chirurgici hanno un rischio triplo rispetto agli altri di subire danni permanenti o di morire a causa di dosaggi sbagliati, reazioni allergiche ai farmaci, interazione tra di essi o assunzione di principi attivi non compatibili con il loro quadro clinico.Nonostante l’Italia sia un Paese che vanta un ottimo sistema sanitario ed eccellenti equipe mediche e chirurgiche, non è raro conoscere qualcuno che è stato vittima di malasanità o trovarcisi in prima persona. È molto importante diffondere informazioni corrette a riguardo, affinché tutti i pazienti che pensano di aver ricevuto un danno a causa di un errore medico possano esercitare il proprio diritto di denuncia e di richiesta di un eventuale risarcimento.

PER INFORMAZIONI:

PRESENTI IN 50 SEDI

SEGRETERIA 

Milano: 02 87159422  Roma: 06 92935338


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