danni neurologici in seguito ad intervento alla schiena e alla colonna vertebrale

I danni neurologici in seguito ad intervento alla schiena e alla colonna vertebrale sono una eventualità rara ma possibile che si verifica nella pratica medico chirurgica. La medicina moderna ha fatto enormi passi avanti sia nella prevenzione della patologia che nella gestione della fase pre e post operatoria, dal punto di vista della strumentazione, del personale e delle tecniche, ma purtroppo il rischio zero non esiste e in alcuni casi può accadere che si verifichi un danno neurologico per errore medico in seguito ad intervento alla colonna vertebrale. In questo caso, generalmente, viene eseguita una seconda operazione per cercare di risolvere il problema, con possibilità di successo che variano da caso a caso. Se il 2′ intervento rimette a posto il problema dato dalla precedente operazione il paziente avrà un risarcimento minore ma avrà risolto in parte o totalmente il suo problema fisico.

intervento errato alla schiena e colonna vertebrale

Danni neurologici per interventi alla schiena: le possibili cause 

Un danno neurologico dopo intervento schiena può verificarsi a seguito di operazioni per rimuovere una o più ernie. La letteratura medica è ormai concorde nel considerare l’operazione chirurgica come extrema ratio, ponendo in essere una terapia che sia anzitutto conservativa e antinfiammatoria nella fasi acute. Questo tipo di intervento infatti non sempre raggiunge il risultato sperato e, soprattutto, non è privo di rischi di compromissione anche permanente di una o più terminazioni nervose, che rischiano di cagionare al paziente un danno permanente a vita.
Vi sono però situazioni in cui l’operazione non è evitabile, perché il paziente non soltanto prova costante dolore a causa dell’ernia ma è fortemente limitato nel camminare o nello svolgere le azioni basiche quotidiane. In questo caso tutto lo staff medico deve eseguire un’attenta anamnesi del paziente e della sua specifica situazione, così da preparare l’intervento al meglio sotto tutti i punti di vista.

Vi sono poi altri casi in cui il medico non ha scelta ed è costretto a operare un paziente in pericolo di vita, magari a causa di un incidente stradale: anche questi tipi di operazioni possono, in teoria, causare danni temporanei o permanenti di natura neurologica ma il fine è salvare il paziente leso.
Per cercare di prevenire le complicanze post operatorie da intervento alla schiena è necessaria la partecipazione sia del paziente che del medico: il primo, infatti, deve comunicare in maniera chiara qualunque sintomo dovesse avvertire nei giorni successivi all’operazione, mentre il professionista deve agire con la diligenza professionale non sottovalutando quanto riportato dal paziente.
Vi sono numerosi sintomi che devono destare attenzione come parestesie persistenti, percezione alterata a livello tattile e/o termico nella zona interessata, difficoltà o totale impossibilità di deambulare.
In tutti questi casi, molto probabilmente, sarà necessario un secondo intervento chirurgico volto a risolvere il problema neurologico; in caso di esito positivo il paziente avrà subito un danno temporaneo mentre in caso contrario il danno sarà purtroppo permanente.

Danni neurologici per interventi alla schiena: i profili giuridici 

I diritti del malato per intervento alla colonna vertebrale errato devono essere difesi da un legale competente in tema di malasanità ed errore medico. Per questo è fondamentale che il danneggiato si rivolga a uno studio legale o ad una associazione per malasanità esperti nella materia.
Deve essere inoltre chiarito che la tutela del malato per danno neurologico non è immediata, perché occorre dimostrare il nesso causale tra l’evento, cioè l’operazione chirurgica, e il danno neurologico temporaneo o permanente.
A tutela del malato per danni neurologici l’avvocato non lavora da solo ma si serve di un consulente tecnico di parte, il quale a sua volta dovrà redarre una perizia utile poi in sede stragiudiziale e processuale. La valutazione del nesso causale, nonché i profili qualitativi e quantitativi dell’eventuale risarcimento devono infatti confluire all’interno di una perizia, realizzata da un medico legale.

Il professionista dovrà valutare il comportamento del medico sotto vari profili: prima di tutto si terrà in considerazione la corretta informazione a cui è stato sottoposto il paziente nella fase pre operatoria, mediante la presa visione del modulo del consenso informato che dovrà essere sottoscritto dallo stesso.
Il perito dovrà inoltre verificare il rispetto di tutti gli adempimenti di natura igenico-sanitaria per quanto riguarda i locali adibiti all’operazione, nonché il pedissequo rispetto delle linee guida durante tutta l’operazione non solo da parte del chirurgo ma anche di tutta l’equipe. Importanti sono inoltre i profili inerenti alla valutazione, sempre ad opera del medico, della valutazione costi-benefici circa l’opportunità dell’intervento, valutazione che passa attraverso la diligenza e la competenza del professionista.
Il giudice, con l’ausilio del consulente, analizzerà anche il comportamento del medico successivo all’operazione, in termini di prontezza di intervento a seguito della segnalazione del paziente circa sintomi riferibili a danni neurologici, nonché in merito alla gestione dell’intervento riparatore sia nelle fasi pre che post operatorie.
In termini pratici se verrà dimostrato il nesso causale entrerà in gioco il carattere temporaneo o permanente dei danni con una diversa quantificazione e valutazione complessiva che tenga conto anche della personalizzazione a seconda della vita e della professione del paziente leso.
Il legali del paziente leso dopo una ATP positiva cercheranno un accordo con la struttura ospedaliera o se in causa lasceranno al giudice la decisione; in entrambe le situazioni si serviranno per la quantificazione del danno e per la personalizzazione le tabelle di Milano e Roma.


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