Candida auris: il fungo killer negli ospedali e risarcimento per il paziente leso.
Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di Candida auris, un fungo definito “killer” per la sua capacità di diffondersi negli ospedali e colpire i pazienti più fragili. Identificato per la prima volta nel 2009, si è rapidamente diffuso a livello globale ed è oggi considerato un’emergenza sanitaria per le sue caratteristiche di resistenza e la difficoltà di eradicazione.
Che cos’è la Candida auris
Si tratta di un lievito appartenente al genere Candida, ma diverso dalle più comuni forme che possono causare candidosi orale o vaginale. La Candida auris ha la capacità di sopravvivere a lungo sulle superfici ospedaliere, contaminando letti, strumenti medici e persino dispositivi elettronici. Questo la rende particolarmente pericolosa nei reparti di terapia intensiva e nelle strutture che ospitano pazienti immunodepressi o con gravi patologie croniche.
Perché viene definito fungo killer ?
1. La pericolosità della Candida auris deriva da tre fattori principali:
2. Resistenza agli antifungini: in molti casi non risponde alle terapie standard.
3. Diagnosi complessa: può essere confusa con altre specie di Candida, ritardando i trattamenti.
4. Alta mortalità: le infezioni sistemiche, soprattutto in pazienti già debilitati, possono portare a sepsi e decessi.
Quali rischi comporta per i pazienti ?
La Candida auris può causare diverse infezioni, dalle più superficiali alle forme invasive, tra cui:
a. infezioni del sangue (candidemia), particolarmente gravi;
b. infezioni delle ferite chirurgiche;
c. coinvolgimento di orecchio e apparato urinario;
d. nei casi più critici, sepsi fungina con rischio di morte.
Il pericolo maggiore riguarda i soggetti ospedalizzati a lungo, che utilizzano cateteri venosi, ventilatori meccanici o dispositivi invasivi, poiché questi strumenti possono diventare veicoli di trasmissione.
La sfida per gli ospedali
L’Italia è il 3′ paese in Europa per numero di casi; detto ciò dovranno quindi contrastare la diffusione della Candida Auris richiedendo protocolli rigidissimi di igiene e sanificazione. Le strutture sanitarie devono implementare sistemi di screening dei pazienti a rischio, isolamento dei casi accertati e procedure di disinfezione con prodotti specifici, visto che il fungo resiste a molti disinfettanti comuni.
Se un paziente contrae una infezione ospedaliera come la Candida auris (o altre infezioni correlate all’assistenza) può esserci responsabilità della struttura sanitaria se non sono stati rispettati i protocolli di prevenzione e igiene.
Le strutture hanno un obbligo di sicurezza e protezione nei confronti dei pazienti. Se non adottano misure adeguate (sanificazione, isolamento, controlli microbiologici, uso corretto di dispositivi medici, formazione del personale), rispondono del danno subito dal paziente leso.
Prova a carico della struttura:
Secondo la giurisprudenza il paziente per avere un risarcimento dovrà provare di aver contratto l’infezione Candida auris durante la degenza in ospedale. Sarà poi l’ospedale a dover dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitarla.
In sintesi: sì, se i protocolli non sono rispettati e si verifica un danno, i pazienti hanno fondato diritto a chiedere un risarcimento.

