amianto nelle scuole

L’esposizione amianto nelle scuole e nei luoghi di lavoro è un problema che anima da tempo il dibattito politico, giuridico e scientifico in considerazione dei rischi ad esso connessi per la salute del personale scolastico, studenti ed insegnanti.
Se da un punto di vista sanitario non vi sono mai stati dubbi circa la pericolosità di questo materiale, gli aspetti giuridici sono sempre stati molto controversi per la difficoltà di dimostrare il nesso causale tra l’esposizione all’amianto e il decesso dei soggetti esposti.
Nell’ultimo periodo però si sta assistendo a un progressivo cambio di rotta, sia grazie alle campagne di sensibilizzazione dei media nazionali, sia per alcune importanti sentenze che riconoscono il risarcimento danni a seguito di eventi avversi o decessi subiti per l’esposizione all’amianto suoi luoghi di lavoro (recente anche nelle scuole).

amianto nelle scuole

Amianto nelle scuole: la sentenza del 2021 che segna un cambio di rotta 

Con sentenza n. 838/2021 il Tribunale del lavoro di Bologna ha riconosciuto il diritto al risarcimento dal danno a favore dei parenti della professoressa D’Emilio, deceduta nel 2017 dopo aver lottato per anni contro il mesotelioma pleurico dovuto a malattia professionale.
Si tratta di una sentenza molto importante per diversi aspetti, sia pratici che teorici. Anzitutto, è la prima volta che il Ministero dell’Istruzione risulta soccombente in una causa di questo tipo, e ciò rassicura circa la trasparenza e l’imparzialità della giustizia, anche quando si tratta di condannare enti pubblici.
Inoltre, la pronuncia è fondamentale perché può fare da apripista per tutti i casi simili a quello della professoressa D’Emilio, con vittime o danneggiati che ancora non riescono a farsi ascoltare.
Il caso della docente è emblematico e merita di essere brevemente ripercorso nel suo iter: la donna, insegnante di chimica e fisica presso una scuola media del capoluogo emiliano, rimane esposta all’amianto presente nei laboratori scolastici e nel 2002 scopre di essere affetta da mesotelioma pleurico, la più grave delle patologie connesse alla presenza di amianto nella scuola. Durante i quindici anni di malattia, i familiari della donna riescono a farsi riconoscere dall’INAIL la malattia professionale per esposizione amianto nelle scuole e questo punto si rivela fondamentale anche nell’iter giudiziario che ha portato alla condanna del MIUR.
La donna muore nel 2017, dopo quindici anni di malattia, e i familiari si rivolgono agli avvocati per ricevere assistenza legale; i consulenti esperti di risarcimento in amianto riescono, negli anni successivi, a dimostrare che in effetti la vittima ha subìto, per tutti gli anni di insegnamento, un’esposizione eccessiva alle fibre di amianto e proprio questo elemento ha portato il giudicante a condannare il MIUR al risarcimento del danno.
Questa sentenza dell’insegnante malata di tumore a causa dell’amianto è dunque molto importante ma, da sola, non può bastare per risolvere il problema e cercare di dare voce a tutti gli altri casi.

Amianto nelle scuole: gli studi e i dati

Il caso della docente morta per esposizione all’amianto presso la scuola di Bologna non è certamente isolato ma che, anzi, dalle ultime stime effettuate sono circa 91 i casi simili a quello della professoressa D’Emilio, tra docenti ma in generale tra i lavoratori anche di altre categorie. (Dati ONA)
La soluzione per limitare al massimo il rischio di morti e malattie professionali per esposizione a questo materiale risiede nella prevenzione, ossia nella bonifica dei siti inquinati e la sostituzione dell’amianto con altri materiali non dannosi per la salute anche nelle scuole; in questo senso le stime attuali non fanno ben sperare: circa il 9% delle scuole italiane contengono al loro interno fibre di amianto dannose per le salute e dopo la riapertura nel 2021 il 4,3% degli istituti ospitava ancora materiale di amianto, mettendo dunque a rischio la salute di più di 350.000 studenti e circa 50.000 lavoratori tra corpo docenti e amministrativi scolastici. (Dati ONA)
Bisogna tenere conto inoltre del fatto che il caso di mesotelioma pleurico dell’insegnante nella scuola non è l’unico possibile: l’esposizione alle fibre di amianto, infatti, può causare anche altre patologie, come il tumore al polmone, ugualmente mortali. L’Osservatorio Nazionale Amianto stima che siano circa 500 le segnalazioni giunte alla sua attenzione, prendendo come arco temporale fino al 2021.
Altro danno dell’esposizione alle polveri e fibre di amianto è legato all’accelerazione della malattia, oltre che alla sua insorgenza: in altri termini i soggetti che entrano in contatto con questo materiale hanno un’aspettativa di vita più breve non soltanto rispetto a chi non si ammala ma anche rispetto a chi si ammala delle stesse patologie ma per un motivo diverso. Dunque, anche la corsa verso le cure diventa più difficoltosa e le possibilità di successo si riducono.
Per prevenire tutto questo è necessario bonificare i siti, proprio per questo si confida nella collaborazione del Ministero della Salute e delle Istituzioni competenti, per iniziare i lavori presso tutti gli istituti segnalati come a rischio.
È bene precisare, comunque, che anche i singoli cittadini possono sollecitare personalmente le amministrazioni affinché inizino lavori di bonifica, tramite una richiesta di accesso agli atti ai sensi della legge 241/90.


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