A lungo andare l’impiego di tale materiale ha avuto conseguenze negative; difatti, già dalla metà degli anni ’80, vi sono stati tanti casi in molte zone d’Italia di persone che, a contatto con l’amianto, si sono ammalate di patologie del sistema respiratorio talmente gravi da condurle alla morte. In breve tempo si comprese che la causa delle morti da cancro ai polmoni, per vari lavoratori impiegati nel settore elettrico (Enel), erano dovute proprio alla tossicità dell’amianto.
Una volta accertata la cancerogenicità del materiale, nel 1992, questo venne ritirato dal commercio e l’utilizzo venne considerato illegale.
Gli studi scientifici hanno accertato che l’amianto può causare diverse malattie, più o meno gravi; nello specifico, nell’alveo delle categorie benigne si annoverano: il versamento pleurico, le placche pleuriche e l’ispessimento pleurico diffuso, patologia molto comune tra i lavoratori che vengono a contatto con tale sostanza.
Per quel che riguarda, invece, le malattie più gravi, quelle maligne, che possono condurre alla morte dell’individuo, si può affermare che il contatto con l’amianto può provocare: il tumore polmonare, il mesotelioma pleurico, quello peritoneale e l’asbestosi (fibrosi polmonare interstiziale).
Si precisa che, anche a seguito del ritiro dal commercio, l’utilizzo dell’amianto non è stato facile da debellare e, ancora oggi, sono molti i soggetti che si ammalano a causa di tale sostanza; una delle zone più contagiate da mesotelioma pleurico e tumori al polmone per amianto è quella a Larderello in cui si trova una delle centrali Enel più grandi d’Italia; proprio li i vapordotti e le turbine geotermiche erano tutti coibentati e rifiniti con amianto . Uno dei processi più famosi contro i dirigenti dell’ Enel è infatti quello di Larderello in cui hanno perso la vita vari dipendenti nei primi anni del 2000; in sede di giudizio la parte civile, cercando di evidenziare il nesso di causalità tra la morte dei lavoratori e la presenza dell’amianto nello stabilimento Enel, ha affermato che i soggetti sono deceduti proprio per la continua esposizione alla sostanza tossica dovuta al fatto che i dirigenti responsabili non avevano messo in atto tutte le cautele possibili per garantire la salubrità dell’ambiente.
Vista l’importanza della tematica, e la necessità di tutelare la salute di tutti i lavoratori dipendenti dell’Enel che hanno problemi di salute, è bene comprendere come agire per ottenere il risarcimento dei danni da responsabilità civile.
Vi sono tantissimi casi da cui prendere spunto per comprendere al meglio a quale titolo un grande azienda possa rispondere di avvelenamento da amianto ed essere condannata al risarcimento del danno nel confronti delle vittime oppure dei familiari delle stesse.
Bisogna precisare sin da subito che la procedura di accertamento del danno e la quantificazione dello stesso non sempre è agevole, se non si addiviene ad un accordo bonario con il datore di lavoro appare necessario iniziare una causa civile, all’interno della quale richiedere l’espletamento di una consulenza in grado di accertare l’eventuale danno e l’intensità dello stesso.
La Corte d’Appello di Firenze ha confermato la condanna dell’Enel al risarcimento di oltre 1 milione di euro ai familiari di un operaio deceduto per mesotelioma, una malattia causata dall’esposizione all’amianto. Il lavoratore, un manutentore elettrico di 77 anni, è morto nel 2016 dopo aver contratto il mesotelioma a causa dell’esposizione a polveri di amianto durante il suo lavoro. L’operaio aveva lavorato per l’Enel dal 1966 al 1986, esponendosi a rischi elevati mentre effettuava la manutenzione delle turbine elettriche coibentate con amianto, senza indossare dispositivi di protezione adeguati. Inoltre, le turbine sbriciolavano facilmente il materiale contenente amianto, aumentando il rischio di inalazione delle fibre per i lavoratori.
Il caso era già stato trattato in primo grado, dove il tribunale aveva condannato Enel a risarcire i familiari con oltre 1 milione di euro. Tuttavia, l’azienda aveva fatto appello, negando sia l’esposizione all’amianto che la connessione tra il mesotelioma e le condizioni di lavoro. Nonostante ciò, la Corte d’Appello ha ribadito la responsabilità di Enel per la mancata protezione dei lavoratori, confermando la sentenza di primo grado. La corte ha anche modificato parzialmente l’importo del risarcimento, riducendo il danno patrimoniale subito dalla vedova e aumentando quello non patrimoniale per i congiunti, portando il risarcimento complessivo a una cifra simile a quella stabilita in primo grado.
L’esposizione all’amianto nel settore della produzione e distribuzione di energia elettrica è un fenomeno ampiamente documentato. Sono stati registrati casi di mesotelioma tra i lavoratori del settore, con un’incidenza rilevante anche tra chi lavorava nella produzione di energia elettrica. In particolare, il rischio di mesotelioma per i lavoratori di questo settore è stato riscontrato in circa l’1,5 % dei casi. Questo risarcimento evidenzia la grave negligenza delle aziende nell’assicurare la sicurezza dei propri dipendenti e sottolinea l’importanza di riconoscere la responsabilità per i danni derivanti da esposizione a sostanze pericolose come l’amianto.
Questa novità è stata messa in evidenza solo a seguito della causa civile tra un dipendente dell’Enel contro l’Inps proposta al fine di riconoscere al lavoratore l’esposizione all’amianto.
Il giudice, grazie ai rilievi fotografici e alla consulenza tecnica d’ufficio, ha accertato che il lavoratore è stato esposto inconsapevolmente per circa un decennio a continue esalazioni di polvere di amianto superiore al limite della normale tollerabilità previsto dalla legge che, nel corso degli anni, hanno determinato le conseguenti problematiche di salute.
Questi casi riescono a dimostrare che negli stabilimenti dell’Enel sparsi in tutta Italia era possibile riscontrare la presenza di amianto in grado di contaminare potenzialmente gran parte dei lavoratori dell’Enel. Proprio per tale motivo è bene rappresentare che tutti coloro che sono dipendenti della società ed hanno subito danni da amianto hanno diritto ad ottenere il risarcimento sia patrimoniale sia biologico.
Oltre all’Enel, anche altre aziende importanti in Italia quali, per esempio, Telecom, Olivetti, Fiat, Fincantieri, Enichem sono state oggetto di diverse controversie in merito alla presenza di amianto killer presso i propri stabilimenti lavorativi che, nel corso corso degli anni, hanno dato vita ad una serie di contenziosi volti al riconoscimento del risarcimento del danno ai lavoratori.
Non vi era sicurezza sul lavoro e l’avvocato espero di amianto ha dimostrato il nesso di causalità tra malattia ( tumore al polmone da amianto) e il lavoro svolto dall’operaio all’interno di Enel presso la sede di Livorno per circa 20 anni. (Fonte : ONA notiziario del 28 Giugno 2022)
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Da quanto detto si può osservare che l’amianto è presente anche negli stabilimenti dei grandi colossi societari; quasi a nessuno verrebbe da pensare che negli stabilimenti Enel vi sia il pericolo di entrare a contatto con una sostanza tossica quale l’amianto, che è stata vietata nel nostro stato parecchi anni addietro una volta accertata la pericolosità per la salute di tutti gli individui.
Proprio per tale motivo diventa essenziale tutelare la posizione di ogni lavoratore che può mettere a rischio se stesso e la propria famiglia garantendo il diritto al risarcimento del danno da parte della società danneggiante; si puntualizza che, per quanto possa sembrare difficile competere con colossi societari tipo Enel non bisogna demordere, soprattutto nel momento in cui è d’obbligo tutelare diritti fondamentali ed inviolabili.
In questi casi bisogna rivolgersi ad un legale ed avviare una causa civile per veder condannata la società al risarcimento sia del danno patrimoniale sia di quello biologico; nel corso della causa sarà necessario evidenziare la lesione del proprio diritto alla salute, dei propri diritti sul lavoro, della lesione dei rapporti affettivi. Sarà importante dimostrare anche che la lesione di questi diritti fondamentali sia inequivocabilmente collegata alla patologia asbesto correlata dovuta alla presenza di amianto negli stabilimenti lavorativi.
Seguendo tale procedimento si potrà agire per veder riconosciuto il proprio danno; si precisa che, in caso di morte del lavoratore, possono dar vita alla controversia i familiari della vittima essendo eredi o congiunti.
Si può concludere quindi che bisogna avere fiducia, non demordere e affidarsi a degli avvocati disposti a difendere i propri diritti lesi dalle società summenzionate.




